Showing posts with label Calcio. Show all posts
Showing posts with label Calcio. Show all posts

Friday, December 03, 2010

URLO MUNDIAL

Continuate a seguire il blog su www.urlomundial.com







Ancora non l'avete capito?

Dovete leggere questo blog!


www.urlomundial.com 




Share/Bookmark

Friday, May 21, 2010

Il calcio visto dall'alto


Questo qua non ha un faccino sveglio

Una delle espressioni del genere umano tra le tante che infastidiscono il mio labile e forse troppo sensibile sentimento di tolleranza verso il prossimo è senza dubbio quella del giornalista finto intellettuale (categoria di per sè disprezzabile) che spesso, in uno slancio verso il basso di avvicinamento spocchioso alla semplicità del volgo, si confessa tifoso e, in quanto tale, si professa autorizzato alla deifcienza che contraddistingue tale categoria di (dis)umani.

La fastidiosità che viene involontariamente causata al mio stato d'animo deriva da tre livelli distinti che fanno globalmente parte dei personaggi a cui facciamo riferimento e delle loro azioni.

Il primo livello riguarda le semplici cause psicologiche che portano tali elementi a questo abbassamento volontario e ludico al tifo. Per come la vedo io, il loro atteggiamento deriva, ironicamente, dalla loro personalissima convinzione di essere al di sopra dell'intelligenza generale. Di conseguenza, l'annullamento della loro solitamente arguta capacità di analisi, atto ad immergersi nei panni del tifoso, altro non è che un'azione volontaria mirata alla loro credenza errata di essere al di sopra di essi. Il risultato è questo carnevale dell'intelletto per cui, per una volta, il giornalista si spoglia dei panni istituzionali dell'opinionista e si libera di quell'aurea di sacralità di cui si era autoinvestito, per lasciarsi trasportare dall'a-razionalità che di solito invece investe i comuni mortali.

Il secondo livello invece, riguarda necessariamente il risultato materiale del primo livello, quello psicologico, ovvero gli articoli che vengono scritti e, ahinoi, pubblicati alla vigilia di eventi calcistici importanti come un derby o una finale. Ebbene questi articoli, hanno tutti una struttura standard che li divide in due tronconi: il primo troncone atto a giustificare l'articolo stesso nel quale si spiegano i motivi di cotanto abbassamento e di cotanto tifo, generalmente con ragioni che si intuiscono essere nel fatto di potersi concedere, grazie al calcio, il carnevale intellettuale di cui sopra. Ed un secondo troncone invece, costituito dalla descrizione del disprezzo nei confronti della squadra avversaria e dell'amore incondizionato di quella per la quale si fa il tifo attraverso l'elenco dei luoghi comuni che di solito si ascoltano al bar, mascherati stavolta da una sintassi ed un lessico più complessi.

E' appunto da qui, infine, che si giunge al terzo livello che riguarda il metodo con il quale vengono scritti questi articoli. Esso è inesorabilmente altezzoso e volontariamente erudito, fatto di citazioni sublimi e frasi ad effetto. In questo modo l'autore, attraverso la forma, altro non fa che ribadire il suo distacco razionale dal mondo del calcio mentre, allo stesso tempo, attraverso il contenuto loda ed esalta il piacere di viverlo carnalmente da tifoso. Naturalmente non mancano mai le citazioni latine, spesso inutili e inopportune, buttate qui e là ad captandum vulgus.

Nella vigilia di Bayern - Inter, eccone un esempio lampante.

ps Pierluigi Battista è quello che pensa che la "televisione non influenza il voto".

Share/Bookmark

Thursday, May 06, 2010

Idiozia



Era praticamente dall’inizio della sua partita che il fantasista veniva provocato vilmente dai giocatori avversari. E’ ciò che spesso accade al fantasista, a quel giocatore che è letteralmente in grado di immaginare e poi creare, appunto, grazie alla sua fantasia, ciò che ancora non esiste, naturalmente ed inevitabilmente supportato dalla sua capacità fisica di eseguire pregevoli colpi tecnici fino ad allora impossibili. L’intelligenza, nel caso del fantasista, è figlia della sua tecnica e sono il fisico e l’abilità motoria a dettare l’azione impossibile che, a sua volta, ricorda a noi comuni mortali la sua genialità. Purtroppo però, il fantasista, porta con sé quest’aggravio ad ogni partita e spesso la sua superiorità tecnica offende chi gioca contro di lui e offende di più chi vorrebbe essere come lui, ma è consapevole di non esserlo, intrappolato dalla realtà in un complesso d’inferiorità pesante e dunque inaccettabile.

Così, in quella partita, il fantasista era stato maltrattato con insulti e provocazioni. D’altronde, pur non riuscendo a fermarlo, almeno gli avversari erano comunque in grado di sfogare la loro inferiorità accanendosi inutilmente e con gesti infantili contro ciò che loro non avrebbero mai potuto essere. In effetti, il meccanismo psicologico che causa questi comportamenti è molto semplice, poiché primordiale: non posso essere ciò che non sono, quindi lo distruggo così che non potrò mai essere ciò che non è.

Accadde però che il fantasista, ad un certo punto in quella partita, reagì, giustamente, in difesa dell’onore e del fisico suo contro la stupidità di chi continuava spocchiosamente a giocare più di bocca che di piede.

E fu così che, Zidane, diede una gran testata a Materazzi, concentrando su di sé le ire e le prediche di tutti gli italiani.

Share/Bookmark

Wednesday, May 05, 2010

Zero Tituli

Quella di Roma è una squadra, una città, una cultura infantile, provinciale e di conseguenza perdente. Per ora rimando solo a questo vecchio post, scritto un anno fa, ma ancora tristemente attuale. La finale di coppa Italia è stata degna del suo nome. Ha proprio rappresentato il peggio della nostra nazione, ciò che a livello calcistico ci siamo portati e che purtroppo ci porteremo in giro per il mondo.

Share/Bookmark

Bamboccioni



Credo che, almeno una volta, tutti si siano chiesti quali siano le caratteristiche più generali di un popolo e di una nazione. Personalmente, quando penso a quello italiano, fedele al credo sull'inesattezza degli stereotipi e sulla pericolosità dei pregiudizi, mi rendo conto di quante e complesse siano tali caratteristiche.

Nonostante questo però, in questi giorni, mi sono reso finalmente conto che c’è una caratteristica comune almeno ad una gran parte del nostro popolo.

Tale caratteristica credo sia l’immaturità. Immaturità intesa come espressione d’infantilismo, a sua volta inteso come rifiuto di assunzione delle proprie responsabilità, causa primaria e inevitabile dell’atteggiamento cosiddetto mammone che ovunque all’estero ci rimproverano e che spesso si concretizza in una delle tante frasi che i bambini, di solito piagnucolando, usano per discolparsi: “Non sono stato io!”. La stessa cosa che fanno i calciatori quando, di fronte all’evidenza, dopo aver scimmiescamente gesticolato, cercano inutilmente di professare la propria innocenza legittimandola con il siparietto o la scenata, facendo infine spallucce e imbronciando platealmente e con sorpresa teatralmente impeccabile il viso, in modo da dimostrare la tremenda ingiustizia alla quale sono stati sottoposti.

Per rendersi conto di come questo atteggiamento sia tipicamente latino basta guardare qualche partita di calcio inglese o tedesco o francese, dove al contrario l’eccessivo machismo e la responsabilità individuale sono dei valori condivisi, apprezzati e rinforzati continuamente. Così ad esempio, se un giocatore viene tirato per la maglia rimane in piedi fino allo stremo delle proprie forze o se l’arbitro gli fischia un fallo limita le proprie proteste ad un’agitazione adrenalinica momentanea. Questi atteggiamenti sono il sintomo di valori quali il rispetto dell’autorità, la coscienza civile e anche, perché no, di quella limitatezza mentale che spesso si tramuta in un rigore incapace di flessibilità di agire al di fuori di certi sentieri mentali. Noi, nel bene e nel male, siamo diversi.

In ogni caso, se così sono i nostri calciatori, se così è un italiano medio, mi chiedo perché non dovrebbe essere così anche un ministro. E infatti il ministro Scajola, quando è stato pescato con le mani nella marmellata non ha saputo far altro che giustificarsi dicendo che qualcuno di soppiatto e a sua insaputa aveva avvicinato a poco a poco un barattolo di marmellata alle sue mani, fino a quando non venisse inevitabilmente a contatto con esse, naturalmente senza che lui si accorgesse di nulla o, nel caso se ne fosse accorto, con la sua più completa disapprovazione.

Ecco, non sono stato io, io non c’entro niente, è stato qualcun altro, la colpa è del destino, di qualche ignoto che ha fatto si che si creasse tale equivoco, l’azione non ha responsabili perché nessuno può provare il contrario, è così e basta, ma la colpa non è di certo mia.

In fondo, mi pare, siamo tutti bamboccioni.

Share/Bookmark

Tuesday, April 27, 2010

Lettera ad un tifoso



Caro tifoso,

questa breve solo perchè sto combattendo (mi sembra da solo) una mia personale battaglia contro il revisionismo storico che oggi, in politica come nel calcio, sembra stia facendo proseliti ovunque.

Riguardo allo scudetto del 2006, posto il fatto che vada tolto all'Inter (cosa non giusta visto che, relativamente ai fatti, non andrebbe tolto, semplicemente) mi chiedo e ti chiedo perchè non pretendiate tutti che quello scudetto venga assegnato al Chievo. Poi mi chiedo e ti chiedo se veramente credi che le telefonate che faceva Facchetti avevano gli stessi contenuti di quelle che faceva Moggi (qui, allo stesso modo, basterebbe ascoltarle, le telefonate, per capire che non è così).

Sai, tifoso, il giudizio è un processo intellettivo espresso attraverso un linguaggio che deriva dall'elaborazione mentale di stimoli esterni (i fatti) secondo delle variabili valoriali. Se i fatti presi in considerazione sono diversi, nonostante l'uniformità dei valori presi in considerazione, necessariamente anche i giudizi finali saranno poi diversi. D'altra parte, se i fatti presi in considerazione sono gli stessi, allora in base a dei valori condivisi i giudizi su quei fatti saranno necessariamente gli stessi. Quindi, nel nostro caso, il fatto è di fondamentale importanza poichè diamo per scontato che i valori condivisi siano gli stessi: in particolare mi riferisco all'onestà sportiva.

Facciamo un esempio: considerando l'onestà come aggettivo che indica lealtà sportiva e posto che tutti siamo d'accordo sul valore positivo di tale aggettivo, possiamo affermare che la conoscenza delle telefonate tra Facchetti e Bergamo o tra Moggi e Bergamo ci dimostrerà che Moggi era disonesto e Facchetti onesto. Ciò è dimostrato dal contenuto delle telefonate (il fatto) attraverso il quale si scopre che Moggi si rivolgeva ai designatori ordinando il da farsi, mentre Facchetti più semplicemente si limitava ad ascoltare le opinioni degli interlocutori (questo fatto è anche corroborato da quello che poi accadeva in campo).

In pratica, detto in soldoni, non bisogna lasciarsi andare a giudizi fideistici (in altre parole da tifoso) basati magari sulla lettura poco attenta di quotidiani quali la Gazzetta dello Sport o altri (fonti notoriamente poco attendibili). Tutt'altro, bisogna prima osservare il fatto (le intercettazioni sono disponibili) e poi giudicarlo.

Per concludere, la tesi che viene miseramente esposta dai media nostrani, è quella che considera semplicisticamente la dirigenza Inter allo stesso livello di quella Juve poichè esattamente come la dirigenza Juve aveva contatti telefonici con Bergamo e Pairetto. In altre parole, si basa sul sillogismo esatto del così fan tutti, tutti colpevoli, senza però considerare che in realtà non tutti facevano così, ma c'era chi faceva così e chi faceva cosà. Lo so, forse è un po' troppo complesso come ragionamento, ma con applicazione ci arriverai anche tu, caro tifoso.

Tra l'altro, se tu ascoltassi le intercettazioni, ti renderesti conto di come Bergamo al telefono venisse istruito dalla Fazi su come far capire a Facchetti che stava tentando di favorire tutti (anzichè favorire solo Juve e Milan) o di quando, nonostante lo stesso Bergamo avesse in precedenza nominato Collina in una telefonata con colui che Moggi soprannominava Brindellone (denotandone con la genialità sintetica tipicamente napoletana le carattestiche un po' goffe del 'grosso e coglione') mandò invece l'arbitro Rodomonti ad un Inter Juve il quale poi, ironia della sorte, negò un rigore all’Inter e ne diede uno alla Juve.



Sai, caro tifoso, capisco la tua amarezza di Juventino e capisco anche quanto sia difficile accettare una realtà che ti costringerebbe a cospargerti il capo di cenere e capisco anche la difficoltà di dover accettare il fatto di essere stato nel torto prima, quando nonostante ti si dicesse che la Juve non meritava i suoi scudetti per non averli vinti onestamente tu ancora affermavi quanto ridicoli fossero i lamenti di quella mezza Italia che ce l'aveva con Moggi & Co., e anche ora, quando la lieve speranza che anche l'Inter fosse corrotta è stata definitivamente affossata dalla realtà inconfutabile dei fatti.

Però, suvvia, se siamo entrambi d'accordo che la scienza conta di più della superstizione, allora saremo anche d'accordo nel dire che l'obiettività è molto più dignitosa della prostituzione intellettuale.

Nonostante tutto comunque, di una cosa possiamo sinceramente rallegrarci tutti: almeno nel calcio, a differenza di quello che succede nella politica, ancora giochiamo a chi è più onesto.


Un abbraccio compassionevole e comprensivo,
un non tifoso.

Share/Bookmark

Tuesday, March 16, 2010

Lo straniero



Purtroppo è, seppur semplice, quantitativamente molto dispendioso sul piano argomentativo dover spiegare il calcio a gente (giornalisti e tifosi) che è fermamente convinta che giocare con quattro attaccanti significhi giocare in modo offensivo o che togliere un attaccante per un centrocampista significhi necessariamente 'chiudersi', e via dicendo con i luoghi comuni del linguaggio calcistico. Come a dire che mettere Eto'o in campo, a prescindere dal ruolo che ricopre, vuol dire mettere un attaccante e, soprattutto, crederlo fermamente attraverso l'atto fideistico di associare il suddetto giocatore al ruolo dell'attaccante nonostante, per dire, dovesse giocare in porta. E' il classico atteggiamento psicologico del faziosismo, malattia radicatamente italiana che fa vedere a chi osserva ciò che egli si era già prestabilito nella sua mente non pensante.

Così oggi, armati di santa pazienza, proviamo a sbrogliare solo un po' di quella matassa che è il calcio e, paradossalmente, per parlare di esso dovremo parlare di cosa gli gira intorno visto che, come al solito e come sapete, qui si sfatano i luoghi comuni e si rivelano le verità che vengono nascoste o affossate involontariamente dal cretinismo imperante che contraddistingue il mondo mediatico calcistico (e non solo purtroppo). Di conseguenza, per parlare di calcio bisognerà prima scremare questa nebbia di misconoscenza che regna imperante su giornali e televisioni.

A coloro che straparlano di nazionalismo, patriottismo, italianità e fierezza, si voglia far notare oggi che l'Inter, unica italiana ad accedere ai quarti di finale di Champions League, è l'unica italiana a non aver schierato nemmeno un italiano nell'undici titolare. Non solo: è l'unica italiana ad avere un allenatore straniero ed è l'unica italiana che è riuscita a dominare una squadra inglese sia in casa che fuori casa, umiliando, per di più, un allenatore italiano. Tutte le altre squadre per le quali si sbrodolavano teorie pseudo-scientifiche sull' ossatura italiana o sulla tradizione tecnico-tattica del nostro furbissimo calcio, sono state tristemente eliminate, quando non umiliate.

Evidentemente, molto semplicemente, il calcio italiano non è ciò che crediamo esso sia. Ovvero quella corazzata imbattibile che viene abbattuta solo per cause terze e mai per responsabilità diretta.

Naturalmente però, ai faziosi di professione, non verrà mai spontaneamente naturale di ragionare in termini così autocritici e, come è ovvio, gli undici stranieri dell'Inter saranno solo lo spunto per poter criticare l'unica squadra che tiene in vita le speranza italiane di poter ancora avere quattro squadre nelle Champions League del futuro. E il suo allenatore sarà il facinoroso disadattato che ancora non ha capito la grandezza della nostra nazione.

Ironicamente però, l'Italia ancora dipende dallo straniero e i sogni di autarchismo possono aspettare.

Share/Bookmark

La destra italiana



I politici che parlano di contenimento, o di problema, o finanche di lotta al fenomeno Ultras (una delle forme di espressione più basse e più vicine all'esperienza animale della sfera umana) lo fanno con la spudorata faccia da culo tipica di chi mente al solo scopo di difendere interessi privati predeterminati.

In effetti, nonostante le urla ed i buoni propositi, questo tipo di fenomeno sottoculturale tipicamente italiano non verrà mai eliminato, per il semplice motivo che esso è uno dei tanti bacini di voto a cui i politici attingono, uno tra i tanti gruppi di potere che ha il suo giusto peso nei rapporti di forza che costituiscono l'eterogenea società italiana e che si fa forza di tale potere grazie al numero elevato dei membri che lo costituiscono ed alla loro fedeltà incondizionata al gruppo stesso. Fedeltà che, tra l'altro, come in tutte le forme di associazionismo esasperato, risponde all'immaturo quanto infantile bisogno di gente poco acculturata ed indipendente di trovare un'identità precostituita alla quale tendere, in modo da dare un senso semi-compiuto alla loro miserabile vita. Ad essere precisi e per collocare in modo esatto questo fenomeno nell'arlecchinesca società italiana, bisogna far notare che questo particolare fenomeno riguarda per il 90% la destra italiana, stando a dimostrare una volta di più le differenze culturali (e quindi valoriali) che ci sono tra la destra e la sinistra italiane, intese come aree culturali non solo politiche, ma anche sociali.

Ancora una volta, il calcio è lo specchio triste e fedele della decadenza culturale nella quale stiamo vivendo.


Share/Bookmark

Wednesday, March 03, 2010

I T A L I A - Il paese delle ombre lunghe



Aldilà delle solitamente bruttissime maglie della nazionale (la Puma, per la cronaca, è stata fondata da uno dei due fratelli Dassler nel 1948 distaccandosi da quella che poi divenì l'Adidas), ci permettiamo di elencare qui quali dovrebbero essere i cinque attaccanti della nazionale italiana ai prossimi mondiali del Sudafrica. Diciamo dovrebbero, poichè tale opinione deriva dall'osservazione obiettiva e priva di conflitti d'interessi di chi scrive. Naturalmente, una scelta diversa dipenderebbe appunto dalla deficienza delle caratteristiche appena enunciate da parte di chi invece si troverà a scegliere (guardare qui per una breve cronistoria delle vicissitudini di Miccoli).

Borriello, Miccoli, Balotelli, Cassano, Di Natale.

La spiegazione tecnica è rimandata ad un'altra puntata.

Della serie: vorremmo tanto tifare Italia...

Share/Bookmark

Friday, February 26, 2010

I N V I C T U S - part II

[update: conferenza prepartita dell'Italia del rugby: "Con Irlanda e Inghilterra abbiamo avuto contro tanti calci di punizione. Abbiamo mandato le clip delle partite a Paddy O’Brian, boss degli arbitri dell’Irb, che a differenza di altre volte ha ammesso che l’Italia ha avuto 3-4 calci fischiati contro sbagliando. E poi Castrogiovanni: Martin è il miglior pilone destro del mondo, in Inghilterra col Leicester è stato eletto quest’anno già tre volte man of the match. Possibile che con l’Italia diventi il più falloso del mondo? Voglio pensare che da ora in poi le valutazioni arbitrali siano più attente."

Complimenti ai cavalieri del rugby per il fair play e per non lamentarsi mai degli arbitri, alla faccia delle moviole calcistiche]



Sottotitolo: quando si dice le incomprensioni




Noncuranti delle criticche di autoreferenzialità, puntuali ribadiamo la nostra politica in modo doveroso, non per causa nostra ma per (de)merito di altri. Riguardo ad INVICTUS, si disse, non più tardi di ieri, che guadare il film in italiano dopo "l'abominevole storpiatura del doppiaggio" fosse un crimine intellettuale per coloro che poi si prodigassero nel parlare del film in qualità di critico o pensatore ipoteticamente illuminato.

A confermare tale tesi, ci ha pensato oggi niente poco di meno che Roberto Saviano con una recensione mielosa del film su laRepubblica. A parte l'esaltazione poco giustificata del film (ma i gusti son gusti, per carità), lo scrittore mi è caduto su una citazione totalmente sbagliata che, credo, sia a questo punto derivata addirittura da una traduzione erronea in italiano dei dialoghi del film (attendo conferme).



Saviano
riporta, come esempio per dire quanto il rugby sia odiato dai neri, una frase che così recita: "Il calcio è uno sport da signorine giocato da duri, il rugby è uno sport da duri giocato da signorine".

Tutt'altro, nel film, la frase che viene detta è totalmente diversa da quella che riporta Saviano e serve ad esaltare il rugby nell' ipotetico paragone con il calcio: "rugby is a game for hooligans played by gentlemen, football is a game for gentlemen played by hooligans".

La seconda, naturalmente, sta ad incrementare il falsissimo mito che vede il rugby come uno sport onestissimo, senza macchia e, nonostante la sua durezza, caratterizzato da ineguagliabile fair play. Concetti che vengono espressi anche durante le saltuarie partite che l'Italia gioca inutilmente e perde puntualmente contro squadre molto più forti, per esaltare uno sport che va a noia a noi tutti, compresi i telecronisti che sono costretti ad esaltarsi nel commentare le pallosissime dirette televisive.

In questo caso, nel nostro piccolo, riportiamo per giustizia qui la massima sul rugby più azzeccata che ci sia, pronunciata dal mitico O.Wilde:

"Rugby is a good occasion for keeping thirty bullies far from the centre of the city."

Share/Bookmark

Thursday, February 25, 2010

I N V I C T U S



Prendo spunto dall'ultima recensione dell'amatissimo Mereghetti per parlare di Invictus, come anticipato in uno dei post precedenti.

Stavolta, con somma sorpresa, ci siamo trovati d'accordo con l'esimio critico il quale, costretto dal suo lavoro a guardarsi film su film, sarà sicuramente alienato nella sua attività e avrà sicuramente perso il piacere di godersi pienamente l'arte del cinema.

In generale, il film scorre via liscio come sempre succede con lo stile pulito e regolare di Clint Eastwood, colui che è il maggior rappresentante della cultura cinematografica americana degli ultimi anni (sia sul piano del metodo che dei contenuti). Purtroppo però, manca della tensione che di solito si ritrova nei suoi film in quanto, come dice Mereghetti (!), nella narrazione dell'opera non figura il male, essendo esso non contrapposto in alcun modo al bene che ridonda nel film. Insomma, troppo buonismo, molta noia e poco eccitamento.

Due considerazioni:

1- Nel film si racconta la storia vera di una squadra scarsa che, attraverso l'attaccamento a dei valori condivisi (vi ricorda qualcosa?) riesce a conquistare una coppa del mondo insperata. I valori in questo caso sono l'integrazione e la riconciliazione tra neri e bianchi, impersonificati e spinti dal leader carismatico Mandela, il quale è fermamente convinto che lo sport, in questo caso il rugby, sia un viatico formidabile per perseguire lo scopo che si era prefisso.

Ecco, credo che lo stesso debba essere fatto in Italia. La convocazione di Balotelli ai prossimi mondiali deve essere un messaggio all'Italia razzista che ci troviamo oggi di fronte. Naturalmente, tale convocazione è oggi anche una necessità sportiva visto che il soggetto si appresta a divenire il giocatore più forte del mondo nei prossimi cinque anni e già in questo momento, è sicuramente l'italiano più decisivo.

2- Una riserva sull'amico Mereghetti non potevamo però risparmiarcela; egli racconta come tutto il film sia costruito intorno alla performance di Morgan Freeman, il quale ha da sempre desiderato recitare nella parte di Mandela e per il quale ruolo si è già guadagnato una nomination all'Oscar.

Come al solito, mi tocca constatare come il critico giudichi la performance dell'attore guardando il film in italiano, dopo la solita abominevole storpiatura del doppiaggio. L'aggravante in questo caso è data dal fatto che tutta la performance dell'attore si basa sull'accento sud-africano usato dall'attore. Peraltro, cosa già fatta estremamente bene dal grandissimo attore che è Leonardo di Caprio in Blood Diamond.


Per finire: l'ultima parte del film è identica agli highlights della finale del campionato del mondo di rugby del 1995 ed è affascinante notare come a volte la realtà sia essa stessa una favola.


Share/Bookmark

Saturday, February 13, 2010

I N V I C T U S







prossimamente...

Share/Bookmark

Monday, January 18, 2010

Oldies

In questi giorni si sta disputando la Coppa d'Africa. Non avendo acceso la Tv da giorni, non ho seguito ancora nessuna partita, ma, dopo aver scovato l'infortunio al collo di un portiere che cercava di fare un'uscita spettacolare, mi sono reso conto che questo mio vecchio post andasse ancora bene.

Share/Bookmark

Friday, June 05, 2009

I pregiudizi e la realtà



Vi prego, prendetevi cinque minuti e ascoltate il cattivo del calcio italiano, l'esagitato, l'egocentrico e perfino, a detta di molti, lo stupido.

Ascoltate l'intervista, e fatevi un'idea.

Share/Bookmark

Tuesday, May 26, 2009

Statistiche

Negli ultimi 10 scontri tra Juventus e Siena, la prima ha perso solo nella partita di ritorno dello scorso anno, quando la permanenza in serie A della seconda era a rischio. Per il resto, 9 vittorie per la Juventus con ben 11 gol segnati dal solo Del Piero.

Però Ferrara è già un idolo, Del Piero è rinato, Camoranesi, Buffon e Nedved sono la vecchia guardia che non muore mai.

Share/Bookmark

Monday, May 18, 2009

Previsioni

Cliccate sulla foto per leggere le strabilianti previsioni fatte da altrettanto autorevoli giornalisti i quali, naturalmente liberi ed impermeabili alla cosiddetta prostituzione intellettuale, tutto avevano previsto, tranne che l'Inter vincesse lo scudetto.



Via indiscreto.

Share/Bookmark

Wednesday, May 13, 2009

Visti da lontano



Le telecronache calcistiche delle televisioni straniere non hanno nulla a che fare con quelle italiane. Giusto per elencare due differenze: non si parla per luoghi comuni e si disquisisce meno di tattica. Nel primo caso è un bene, nel secondo una mancanza, relativamente al gusto personale di chi scrive.

Durante la finale di coppa Italia, gli americani di GOL TV (sì, 'gol', non 'goal') nel vedere Lichsteiner sbracciarsi e sbraitare contro il guardalinee (come purtroppo accade spesso nelle partite di calcio italiane dove la dignità viene sempre messa da parte) hanno dato vita ad un breve, ma simpatico simparietto (siparietto è un luogo comune delle telecronache italiane):

A- He is not Swiss, is he? How can he be that passionate?

B- He has lived in Italy for a few years now...

A- That's the way you say: hi, how is your wife and family, everything all right?

Battute sono e tali rimangono, mentre a noi rimangono le idiozie di Altafini.

Share/Bookmark

Thursday, May 07, 2009

Sempre lo stesso

Quante volte abbiamo parlato di Ronaldo in questo blog. Qui parlammo di esso come fenomeno genetico, qui invece semplicemente lo esaltammo dicendo che aveva cambiato il calcio. Oggi, semplicemente, lo celebriamo con un video fresco fresco.


Share/Bookmark

Tuesday, April 21, 2009

Per chi se lo fosse perso


Share/Bookmark

Wednesday, March 11, 2009

Valori

Ogni cultura ha i suoi simboli, i suoi eroi, i suoi riti e i suoi valori.

Sfido i lettori di questo blog a trovare un sito di tifosi Juve, Milan o Roma capaci di partorire bellezze di questo tipo dopo una sconfitta che brucia:

(da interistiorg.org)

Tifosi inglesi stringono la mano a Mourinho: in Inghilterra il clima intorno al calcio è diventato irrespirabile.

Man Utd qualificato: è proprio una Champions League in tono minore.

Marcatori di turno: Torres, Gerrard, Messi, Henry, Eto'o, Drogba, C.Ronaldo. Non è un mistero cosa ci manchi.

Determinante un errore arbitrale: con sessanta minuti di recupero invece di due, ora saremmo nei quarti.

Tifosi che salutano civilmente l'allenatore avversario: scene che non vorremmo mai vedere.

Che sfiga: non c'è neanche l'accesso all'Uefa, così salta la sfida europea col Milan. Ah, no.

Peccato: il primo gol è arrivato nel nostro momento migliore.


Share/Bookmark
Creative Commons License