Wednesday, August 13, 2008

W le Olimpiadi (?)



Le olimpiadi non mi piacciono per un motivo molto semplice ed immediato: pretendono di essere la riunione universale di tutti gli sport quando invece, ovviamente, non lo sono. Questa ipocrisia di fondo, insieme alla retorica che fa da cornice all'evento (qui un archetipo) mi disturbano tanto da fregarmene di qualsiasi specialità, soprattutto di quelle che più di tutti ispirano cerimonie della nostalgia e dell'ingiustizia, spesso dettate entrambe dalla poca visibilità che viene riservata agli sport minori.

Certo, se si vince una medaglia di tiro al piattello non si pretenderà mica di poter seguire in diretta tutto il campionato italiano!

Ora poi ci si è messa pure questa storia delle tasse, con la consueta richiesta di aumento premi e/o riduzione tasse. A parte che la maggior parte degli atleti percepiscono stipendi da impiegati pubblici solo per allenarsi (anche Alberto Tomba, nonostante gli sponsor, era Carabiniere), questo rituale del piagnisteo si ripropone ad ogni Olimpiade e soprattutto non riguarda solo la scherma o il judo. Infatti perfino Cannavaro, sotto la doccia dopo i rigori in Germania, tra l'euforia generale si permise di gridare gioioso all'accompagnatore di turno: "Allora facciamo più 100?".

Insomma direi che in questo caso l'atteggiamento è tipicamente italiano e non si differenzia a seconda del genere o dello stato sociale dello sport.


Quindi, a parte le Olimpiadi, oggi voglio segnalare un paio di cose:

1- Un titolone della Gazzetta online in cui qualche ignorantissimo giornalista da' prova della sua incompetenza linguistica a tutti gli internauti (si spera che, visto che siamo in agosto inoltrato, sia almeno un co.co.pro.). Anche se, messo in bocca alla moglie di De Rossi, quel titolo diviene geniale.




2- Il titolo di Repubblica online di cui sotto. Questa volta un altro geniaccio della comunicazione ha affiancato a Sabina Guzzanti l'onorevole Di Pietro (o viceversa) e la protesta di piazza Navona (precedentemente asfaltata sul piano morale attraverso termini retorici da tutto il mondo mediatico italiano), riportando un post della signorina in cui si cita una battuta su Mara Carfagna. Naturalmente il casus belli della pubblicazione dell'articolo e del titolo non sono certo i contenuti del post (seppur evidenziati nel titolo riassuntivo), bensì proprio la battuta sulla bellissima ministra dell'istruzione ed il fatto che la stessa si sia tutelata querelando la comichetta.

Per di più all'interno dell'articolo si dedica il 90% dello spazio all'iniziativa della Guzzanti (certo, iniziativa politica, ma il blog non è che sia così popolare come quello di Grillo ad esempio).
Ciò nonostante, se fosse stato quello il motivo della pubblicazione, allora avrebbero dovuto pubblicarne altri cento di post presi da quel blog: da qui l'idea che la battuta sulla Carfagna fosse una leccornia politico-giornalistico da non lasciarsi sfuggire.

In ogni caso, non verremo mai a sapere se la Carfagna querelerà veramente la Guzzanti visto che, come prevedibile, non riuscirà certamente a vincere la causa (stiamo parlando di una barzelletta, scritta esplicitamente come tale, e quindi di satira, di cui si parla esplicitamente nell'art.21 della nostra Costituzione) e, come al solito, noi dovremo essere di nuovo noiosissimi nel sottolineare come si faccia uso delle querele a scopo pubblicitario ed intimidatorio.

Per quanto riguarda la Repubblica, non siamo certo ai livelli di Goebbels & Co., ma se lo dice pure Famiglia Cristiana che c'è il rischio di fascismo (se è per questo pure Umberto Eco, qui, ma non l'ha citato nessuno, forse è troppo autorevole, poi bisognerà anche credergli! [*]), noi non facciamo altro che accodarci.

Fuor di dubbio che un titolino così innocuo sia anche altrettanto succulento sul piano politico-mediatico.

Consigliamo comunque di leggere l'articolo originale postato dalla Guzzanti, tanto per farsi un'idea.



3- Infine segnalo quest'articolo di Oliviero Beha, preso dal suo blog (dal geniale titolo Italiopoli) in cui si parla del biscotto tra Italia e Camerun nel 1982. Mi limito in questo caso a dire che fa riflettere.

[*] Sul finire del suo articolo, Eco afferma: "Mi manca un Capo che abbracci e baci castamente sulla guancia prosperose massaie rurali, ma ciascuno ha i suoi gusti."

Il riferimento a Berlusconi ed alla sua procacità sesssuale o, soprattutto, alle sue pubbliche esternazioni di apprezzamento a delle belle gnocche è tanto fine quanto velato, ma decisamente ficcante nel paragonarlo a Mussolini!

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Sunday, August 03, 2008

Batman - The Dark Knight

IL BLOG RITORNA!



Ammaliati dalle estasiate recensioni che negli ultimi tempi hanno anticipatamente coronato The Dark Night come uno dei migliori film del secolo, ci siamo anche noi precipitati al cinema per combattere contro la curiosità che inevitabilmente ci aveva sopraffatto leggendo tali ed innumerevoli complimenti.

Ci siamo quindi spogliati di ogni possibile pregiudizio negativo nei confronti dei film che danno vita ai fumetti e, noncuranti dei palesi tentativi pubblicitari pervenuti da ogni angolo mediatico, ci siamo precipitati a comprare il biglietto da 8 euro e 90 centesimi, cifra esosa, ma naturalmente giustificata dall'elevato numero di esplosioni alle quali abbiamo avuto la fortuna di assistere.

Ovviamente, l'inculata era dietro l'angolo.

Il film altro non è che l'apoteosi della più banale e scontata retorica paternalistica tipicamente americana, ora più che mai all'apice della sua pomposità dopo i flebili dubbi post 11 settembre. Infatti, sia i temi proposti che le risposte che vengono date dal film, fanno parte di un farfugliare più ampio e generale sul bene ed il male: da una parte Batman rappresenta il bene puro e incorruttibile, ovvero l'idea del bene. Dall'altra parte invece c'è il Joker, ovvero l'esatto opposto dell'eore, l'antieroe per antonomasia, il male puro. In questo crudele gioco tra opposti ideali non è difficile intuire la similitudine con la nostra realtà, dove inevitabilmente gli stessi ideali sono fantasie vere e proprie così come fantasie sono i personaggi che le rappresentano. In mezzo ai due autarchici ideali, per assurdo anche interdipendenti (l'uno non ha ragion d'essere senza l'altro) c'è Due Facce, personaggio naturalmente controverso (omen nomen sia nel fare che soprattutto nel suo essere fisicamente due facce, visto che diventa tale dopo essersi bruciato la metà sinistra del suo viso, trasformandosi nel cattivo di turno), il quale rappresenta inevitabilmente tutti noi poveri cristi, sempre in costante equilibrio tra l'essere ed il dover essere, tra il giusto principio e la lotta terrena per la sopravvivenza.



Nonostante ciò l'astuto Batman rimane sempre a metà strada tra un moderno James Bond (gadgets inclusi) ed un fumetto tipicamente caricaturale. L'essere fumetto poi, è una caratteristica che gli autori sfruttano ad arte soprattutto nei momenti in cui serve un deus ex machina che riprenda i fili della trama: è in questi momenti che il Batman inverosimile si lancia in acrobazie e azioni umanamente impossibili, risolvendo in questo modo situazioni che sarebbero rimaste altrimenti ingarbugliate (lo stesso vale per i dementi piani del Joker il quale, essendo sempre un passo avanti a tutti, più che sorpresa, sollecita nello spettatore un senso di impotenza nei confronti di chi scrive le sceneggiature).

Il massimo lo si raggiunge però quando il povero Morgan Freeman (ormai relegato a ruoli di supporto minimi e di discutibile carisma -ovvero, son finiti i tempi dei serial killer-) si chiede se sia etico e giusto spiare l'intera Gotham City solo per prendere il criminale più pericoloso. Qui il parallelo con la guerra al terrorismo e la caccia all'ormai simpatico Bin Laden non va neanche nominata, per rispetto nei confronti dell'intelligenza.

Insomma, se almeno il film non fosse stato così lungo e non ci avesse spinto a pregare per la sua fine già a partire dalla prima ora (delle due e mezza e più), una recensione più positiva se l'avrebbe certamente meritata.

Ma questo è decisamente troppo.

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