La grinta di Del Piero, decisivo nello stoppare un tiro-gol di De Rossi, ovvero "nel posto giusto al momento giusto".Il
paragone è il valore massimo della
scienza odierna, in tempi di guerra al relativismo come quelli che stiamo vivendo. Naturalmente ciò non è vero per quanto riguardo il
calcio, a detta di molti la
meno scientifica delle arti, dove il paragone con eventi simili o meno viene spesso scacciato violentemente, neanche fosse la più maligna delle streghe, appoggiandosi confortevolmente al luogo comune più proverbiale che ci sia, ovvero quello che definisce
ogni partita come una storia a sè, dove contano gli episodi e dove quindi diviene inutile paragonare un episodio che ha funzionalità solo con il qui ed ora ad episodi lontani nello spazio e nel tempo.
Allora non si capisce come mai ogni volta che si sfiora un trofeo importante o si gioca una semifinale o si perde una partita o si fa una polemica, inevitabilmente ci si ricorda del
mundialito '82, ormai pietra miliare della
scienza calcistica moderna così come Weber e la sua burocrazia lo sono per la politica, Durkheim per la sociologia, Aristotele e Platone per la filosofia, Einstein e Newton per la fisica e via dicendo. Sarà che i paragoni, così come le statistiche, vengono tirati in ballo solo per supportare una tesi già prefissata nella mente di chi la esprime e non per studiare oggettivamente un fenomeno qualunque.
Sta di fatto che, considerando tutte le variabili possibili per la
limitata razionalità umana (ciò significa che tutte le variabili possibili sono solo quelle possibilmente immaginabili e riscontrabili dall'uomo che, inevitabilmente, lascia scoperte un numero n infinito di altre variabili), è impossibile prevedere un lungo cammino da parte di questa nazionale in questi europei, nonostante in assoluto essa sia
nei singoli più forte di quella che vinse i mondiali. Singoli che però inseriti in questo
contesto, nella forma in cui si trovano ora e con l'organizzazione di gioco che li vedono protagonisti non possono dare il massimo di sè.
Ciò risponde ad un'altra comprovata, ma soprattutto logica, legge scientifica che ci insegna come la stessa ossatura e le stesse variabili (a qualsiasi cosa le due definizioni corrispondano in termini di contenuto) inseriti in
contesti diversi diano necessariamente
risultati diversi.
Ebbene contro la
Romania il gioco che si è visto (poichè contro l'Olanda gioco non si è visto affatto e questo è anche il motivo dell'assenza della rubrica) è stato unicamente quello poco italiano dei passaggi sulle fasce da parte di centrocampisti statici, a terzini offensivi che andavano a crossare per la testa servizievole dell'attaccante
faccia-da-cavallo Luca Toni. Non un passaggio in profondità e non un tiro da parte dei centrocampisti o delle due mezze punte a supporto del lungone centrale e quindi, nonostante gli innumerevoli cross, niente di fatto in termini di realizzazione. Tant'è che l'
unico gol italiano legittimato da questi arbitri incompetenti è stato segnato da un centrale su assist dell'altro centrale di difesa.
Tutto ciò fino all'entrata in campo di
Cassano, l'unico in grado di dare un po' di fantasia a questo schema che era ormai divenuto stantio e prevedibile, rompendo la regolarità di un gioco poco dinamico e capace quindi di sorprendere l'avversario, facendo inoltre ritornare l'Italia alla sua propria identità del catenaccio e del contropiede veloce e intelligente. Tutti sanno che nelle strategie di guerra l'
attacco si deve basare in primo luogo sulla
sorpresa e che la difesa invece si deve basare necessariamente nella capacità della stessa di prevedere le mosse offensive dell'avversario.
Praticamente il contrario di ciò che aveva escogitato
Donadoni che, condito con la mediocrità di giocatori stanchi e logori (
Del Piero come al solito e come era prevedibile ha deluso mentre come al solito e come era prevedibile Cassano no), ha dato come risultato un pareggio che vale un esonero.
Se il calcio fosse una scienza esatta l'Italia verrebbe eliminata nonostante una vittoria sulla
Francia in quanto la
Romania sarà
certamente furiosa e l'Olanda comprensibilmente remissiva o comunque poco incline alla battaglia totale.
Se il calcio
non fosse una scienza esatta allora tutto diverrebbe possibile e la pazzia dell'Olanda, ormai seria candidata alla vittoria finale (tutti i giornalisti italiani si erano prodigati nel celebrare un anticipato funerale agli Oranges, a causa del loro poco entusiasmente girone di qualificazione pre-Europeo) si materializzerebbe in un calcio assassino e poco calcolatore che asfalterebbe la comunque mediocre Romania.
Alla terza occasione
Donadoni non può più sbagliare e dopo alcune prove tecniche finalmente si spera metta in campo questa formazione:
Buffon, Zambrotta, Panucci, Chiellini, Grosso, Pirlo, De Rossi, Gattuso, Perrotta, Cassano, Toni.
Noi, la nostra parte di ct, l'abbiamo fatta coerentemente.

Urlo Mundial: Italia - Romania 1 - 1