Friday, February 29, 2008

Italia vs Resto del Mondo




Mi spiace dovermi limitare a segnalare, ma questa volta ne vale la pena.

Il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, secondo il corriere.it, ha querelato niente meno che WIKIPEDIA poichè riportava, a quanto pare, notizie infondate sul suo conto.

Considerando che querelare wikipedia equivale a querelare il mondo intero e considerando che non è nemmeno possibile querelare l'editore, visto che wikipedia è stata creata e data in pasto alla rete, ci chiediamo nel nostro profondo, a cosa equivalga un gesto così stupido quanto inutile: è l'ennesima prova dell'arroganza di un politico che si crede onnipotente? Il sintomo di un'ignoranza ormai recondita? Oppure l'abitudine da cartaro burocratico di un amministratore qualsiasi?

Poi se la prendono con l'antipolitica...

Iscriversi a wikipedia e far modificare la voce a qualche portaborse raccomandato invece di intasare ancor di più i tribunali italiani non andava bene?

Veramente, questa cosa mi lascia allibito.

p.s. naturalmente, grazie alla geniale intuizione del sindaco, la pagina è stata momentaneamente oscurata.

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Articolo 21

Vi ricordate delle vignette satiriche su Maometto che tanto odio suscitarono? Sulla stessa linea, ma molto più accentuata la satira di South Park sul cattolicesimo e i suoi miracoli.

In questo episodio di South Park si parla di alcolismo[*] (soprattutto nella visione sbagliata e prettamente americana di malattia -che tra l'altro va comunque scemando-), ma si parla anche di Dio e dei suoi discepoli.

L'episodio (Stagione 9, 2005) non credo sia mai andato in onda in Italia visto che si mostra chiaramanete una statua di una Madonna che getta sangue dal suo lato B in faccia al Papa.

Per chi non ne avesse mai avuto notizia, eccone alcune parti:









[*] In due parole: negli Stati Uniti si beve in modo diverso che in Italia e spesso al solo scopo di ubriacarsi, così come avviene spesso nel Nord Europa e come anche purtroppo si sta imaparando da noi. Il movimento degli Alcolisti Anonimi è nato in USA proprio a rigetto di tale cultura, credendo nell'alcolismo come se fosse una malattia e basando la cura sulla fede e la totale sobrietà.

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Thursday, February 28, 2008

Urlo Mundial

Forse è destino, forse è il demiurgo del calcio o più semplicemente certe cose divengono tali (così come ci appresteremo a descrivere) solo nel momento in cui le fotografiamo nelle nostre menti elevandole a memoria storica.

Parlo naturalmente dell'ennesimo stoico urlo mundial che, come nelle migliori delle favole, è uscito dalle fauci di un agnello, dalla gola di un piccolo grande uomo. Ieri infatti, in Inter - Roma, è quasi sembrato che un disegno divino abbia guidato il piede destro di J.Zanetti nel disegnare una traiettoria impossibile per le sue potentissime ed equilibrate gambe, buone a girevolte e corse lunghissime, ma spesso inadatte a tiri di levatura letale in termini di risultato e di efficacia realizzativa.

Ma si sa, gli eventi divengono eccezionali proprio in quanto tali e non c'è da sorprendersi se il lieto fine di una delle innumerevoli battaglie agonistiche in campo calcistico sia stato ispirato proprio da chi, insieme a noi, meno se lo aspettava, pur avendo tentato l'impossibile fino a quel momento per portare a compimento il piano superiore, tra l'altro probabilmente già scritto e firmato dagli infallibili astri.

Dopo Grosso e la sua linda faccia da dopoguerra ora Zanetti è il nuovo partigiano del calcio italiano che resuscita l'armata di Mancini regalando all'Inter il suo terzo scudetto consecutivo. Un uomo soprattutto pacato tanto quanto la sua inscalfibile pettinatura, scolpita da una scriminatura d'altri tempi, che, con il suo accento spagnolo ha sempre enunciato concetti spiazzanti nella loro banalità, rispondendo alle sconfitte che si sono susseguite negli anni con i più inflazionati tra i luoghi comuni del mondo giornalistico-calcistico della nostra era, come se avesse studiato a tavolino ciò che si può dire, i commenti da fare e le sfide da lanciare ai tifosi che siedono in tribuna, ma soprattutto in poltrona.

"Dobbiamo fare di più" oppure "Nulla è perduto" e anche "La nostra è una squadra unita, accettiamo le decisioni dell'allenatore".

Naturalmente la sua gioia di capitano, più condottiero solitario che leader, dopo l'improvvisa fiondata che per grazia divina si è infilata nell'angolo più lontano della spesso ingrata porta avversaria, è esplosa nell'urlo mundial più festoso e definitivo, aggressivo, ma ingenuo degli ultimi anni, a celebrare un pareggio che vale quanto una vittoria.

Accadde lo stesso nell'ormai annebbiata finale di Coppa Uefa che l'Inter vinse contro una Lazio devastata dal miglior Ronaldo di tutti i tempi, quando un più giovane Zanetti, sempre e comunque uguale a quello attuale, inventò una traiettoria impossibile scoccata a realizzare il primo dei tre magnifici gol segnati in quella notte in cui, dobbiamo dirlo, c'era anche un tale Zamorano il quale, tanto per cambiare, anche quella sera sprecò l'insprecabile, facendo vergognare persino noi spettatori che pensavamo al povero Ronaldo, costretto a giocare insieme ad uno che per il calcio non era decisamente portato.



A riprova della genuinità del personaggio argentino, fedele come un setter irlandese alla causa nerazzurra da almeno un decennio, impersonificazione calcistica della coloratissima cultura argentina del bracciante che deve tutto al proprio padrone (condita a dosi esagerate dall'immigrazione italiana), la corsa eroica palla al piede da porta a porta, subito dopo il gol segnato, ancora carico dell'adrenalina non scaricatasi del tutto con l'urlo, galvanizzato dai quindici minuti che finalmente si sono accavallati alla sua performance. Una corsa conclusasi con una simulazione di fallo poco prima dell'eventuale cross nell'inesorabilmente vuota area di rigore, quasi straziante per la sua ingenua e pura genuinità, naturalmente inefficace e per questo ancor di più commovente. Perchè aspettarsi che l'arbitro fischi a favore solo per premiare un atto stoico? Ciò non è dovuto, una cosa del genere non potrà mai succedere in un mondo di pescecani come quello del calcio moderno e, soprattutto, come tu sai, le regole sono regole, caro Javier.


nella foto: è tutta un'altra cosa

Alla fine immaginiamo l'eroe ricevere sotto la doccia i complimeti dei propri compagni mentre umilmente ricambia, con le lacrime agli occhi, evitando scenate narcisistiche di chi, come Cassano, non si vergogna di esser genio e peraltro diviene tale anche grazie alla pubblicità che fa di se stesso attraverso l'autocelebrazione popolare. E ci immaginiamo la notte in cui, anzichè dormire, ricostruisce all'infinito l'esaltante momento di cui è stato protagonista, consapevole di dover attendere altri dieci anni prima di potersi godere di nuovo un momento del genere.

E ora, se volete, venite pure a parlarmi della sudditanza psicologica...

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Saturday, February 23, 2008

In Martinica:


Clicca sulla foto per ingrandire

Viaggiate amici, viaggiate.



From www.talina.org

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Thursday, February 21, 2008

Yes, week-end



Da giorni ormai siamo entrati in campagna elettorale, da qui non si scappa. Da giorni inoltre si sono scatenati i commenti dei più disparati (o disperati) opinionisti e, prima di iniziare la brevissima analisi di oggi (scusate il tono colloquiale) vorremmo appunto fermarci a riflettere sul termine di opinionista, storpiatura lavorativa tipicamente italiana.

Ebbene sono molti gli opinionisti italiani, giornalisti in primis, che si elevano a tale ruolo anche grazie all'apprezzamento generale e non solo autarchico di tale casta, bensì anche commerciale di chi li legge e apprezza, ovvero probabilmente solo coloro che sono totalmente inebetiti dalla nostra peculiarissima cultura.

La parola opinionista potrebbe essere tradotta nell'inglese opinion leader, pur commettendo un gravissimo errore, in quanto le due espressioni hanno significati oltre che letteralmente diversi, anche culturalmente dissimili. Nonostante ciò il termine inglese di opinion leader spiega bene il significato che la parola opinionista ha in Italia, mettendola a nudo e rivelandone inesorabilmente il vero significato. Infatti la parola opinionista, in inglese (per quanto ne so io), non esiste e non esiste perchè non esiste nemmeno il ruolo al quale essa si riferisce.

Ebbene l'opinionista italiano, scrivendo su giornali o disquisendo in televisione, nei salotti di plastica autoreferenziali adibiti a parlamento, diviene opinion leader in quanto è capace, con le verità nascoste o le balle rivelate, di influenzare il pensiero e quindi le decisioni materiali che i cittadini, in balia di tali mezzi di comunicazione, prenderanno, basando la loro 'canoscenza' sulle informazioni date da tali emeriti commentatori.

Purtroppo però il più delle volte gli opinionisti, pur essendo opinion leader in Italia, nella stessa situazione non lo sarebbero in alcun modo all'estero, dove i giornalisti fanno un mestiere completamente diverso.

All'estero l'autorevolezza (che si tramuta in autorità decisionale dei governanti) degli opinion leaders viene legittimata dal mondo scientifico, e non sorprende che spesso tali opinionisti corrispondono a figure di tutto rispetto come professori universitari e premi nobel. In Italia invece l'auterovelozza viene legittimata dal numero di libri mediocri scritti (mediocri perchè spesso scritti senza metodo scientifico che, per intenderci, è quello Galileiano della ricerca e dell'esperimento), dal numero di presenze in televisione, dalle cariche manageriali all'attivo, dalle cariche di presidente accumulate o dagli intrallazzi in cui tali personaggi sono indissolubilmente immersi e, in particolare, dal numero medio di citazioni in latino per articolo che lo scrittore è in grado di elencare, edulcorando le pagine dei quotidiani.



In poche parole gli opinionisti si auto-considerano tali anzichè 'essere considerati' come tali, e ahimè gli spettatori paganti (cioè che pagano le tasse) non se ne rendono conto. Insomma la tuttologia espressa da persone che hanno il privilegio di scrivere sul tutto, non essendo specialisti di niente e con il plauso dell'ambiente in cui esplicitano le loro idee perverse, permette di creare degli obbrobri filosofoci che riflettono l'identità preistorica della nazione nostra, che tra l'altro condannò il povero Galileo, con gli strascichi di cotanta bestemmia che ancora si fanno sentire: ovvero la scienza universale della tuttologia, della fusione delle arti e delle scienze (comunque sempre governate da Dio) contro la modernità della specializzazione conscia dell'impossibilità di ridurre, nel mondo materiale, il tutto ad uno.

In realtà invece, il ruolo del giornalista è il ruolo decisamente noioso e cattedrale di chi deve informare e trasmettere attraverso un mezzo di comunicazione le notizie ai cittadini, rendendo essi capaci di formarsi una coscienza critica indipendente e che si basi sui fatti,non sulle pompose opinioni di chi non ha titoli per esprimerle (e scusate se parlo di titoli poichè so benissimo che il tema è molto relativo). Non a caso si considera il noiosissimo e referenziale (nel senso che citava di continuo delle fonti) Enzo Biagi il più grande dei giornalisti italiani, anche se egli stesso diceva che è impossibile non avere un punto di vista.

Per questi e altri motivi, sempre parlando di vecchietti o ex, preferiamo ascoltare Sartori piuttosto che Scalfari.

Infine, se si parla di energia (uno dei temi scottanti di questa campagna elettorale), le opinioni sul da farsi devono essere espresse da Carlo Rubbia mentre le informazioni sulle decisioni prese dal governo devono essere date dai giornalisti.

E poi, ai politici, non resta che governare.


continua...

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Wednesday, February 20, 2008

Fermate quest'uomo


Da 24 ore l'ex presidente della Repubblica infesta i monitor dei giornalisti (quelli veri) con esternazioni allucinate. Purtroppo non tutte sono filtrate nei giornali, ma vale la pena elencarle.

ore 9:53
Kosovo, presunto mandato di cattura per Thaci

"E' con sgomento che ho appreso che il Governo italiano ha dato ordine alle unità di Polizia Militare della missione militare italiana in Kosovo di dare esecuzione immediata agli ordini di cattura contro il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro del Kosovo emanato dal Governo di Belgrado".
Immediata la smentita del Governo

ore 12:18
Estratto della lettera inviata da Cossiga al presidente del governo basco e al presidente della Generalitat de Catalunya:

''Da democratico, da cattolico, da autonomista, da sardo, da italiano da cui ''Amico del Popolo Basco'' -ben sapendo che diversa ed anzi opposta è la posizione del Governo del mio Paese, per intima convinzione ideologica e per solidarietà con il Governo socialista di Madrid-, esprimo a Te, quale rappresentante della Comunità del Popolo Basco nel Regno di Spagna, il mio consenso appassionato alla iniziativa basca di chiedere che il Governo di Madrid riconosca il Kossovo quale Stato indipendente e sovrano e di rivendicare anche in questa occasione il diritto del popolo basco all'autodeterminazione e dunque, ove il Popolo lo voglia, all'indipendenza''.

ore 13:46
Capitolo Ustica, maledetti francesi!

"Furono i nostri servizi segreti che, quando io ero Presidente della Repubblica, informarono l'allora Sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non adimpatto, ma a risonanza. Se fosse stato ad impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo". "La tesi - prosegue il Presidente Emerito della Repubblica - è che i francesi sapevano che sarebbe passato l'aereo di Gheddafi. La verità è che Gheddafi si salvò perche' il Sismi, il generale Santovito, appresa l'informazione, lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro. I francesi questo lo sapevano - conclude Cossiga - videro un aereo dall'altra parte di quello italiano e sinascose dietro per non farsi prendere dal radar".
Se ne è ricordato solo ora?

Oggi, ore 12:02
Lettera aperta a De Mita dopo la decisione del Pd di non ricandidarlo

''E' ingiusto, De Mita, che non la vogliano ricandidare! Non immiserisca però questa sua figura, la prego, anche a difesa della dignità di tutti noi democratico-cristiani, insistendo per essere candidato nel Pd che non la vuole. E, La prego! non scivoli nel patetico e nel ridicolo, dando vita ad una piccola e fasulla lista campana. Caso mai, in cambio, si faccia dare... qualche Asl.''
''Lei - riprende Cossiga - rimane pur sempre per me uno dei leader più prestigiosi e intelligenti della Democrazia Cristiana e in essa della Sinistra di Base, anche se pessimo segretario politico e ancor peggiore ministro e presidente del Consiglio".

Internatelo!!


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Monday, February 18, 2008

Facci ridere e basta



Fiorello
, show man di indubbie capacità artistiche, grazie alla stupidità dei media italiani ha fatto rimbalzare nelle case di ogni cittadino il suo urlo contro la classe politica nostrana, dicendo:

"Se non tolgono i rifiuti stracciate le schede!"

Questo è, una volta per tutte, il qualunquismo populista dal quale dobbiamo difenderci, il più becero e basso, a differenza di altri atteggiamenti che vengono erroneamente dipinti come tale.

A chi ha bisogno di voti, l'astensione non interessa,

si governa anche vincendo per due voti a uno.

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Friday, February 15, 2008

IL FENOMENO

[update: Il prof. Mariani, già chirurgo di Totti, ha affermato riguardo agli infortuni di Ronaldo: "E' come mettere un motore della Ferrari su una Cinquecento: ha una grossa forza muscolare e i tendini, invece, di una persona normale." (fonte: gazzetta.it 18.02.08)]




Ora che la carriera di Ronaldo è di nuovo gravemente a rischio e molto più in bilico rispetto a quando subì lo stesso infortunio contro la Lazio, quando militava nell'Inter, soprattutto a causa dell'età molto più avanzata, già sono iniziati i necrologi anticipati sulla carriera di questo fantastico giocatore.

Giocatore con un talento mostruoso che, come nelle migliori tradizioni della genialità umana, deve tutto alla pazza natura che gli ha messo in corpo un codice genetico stampato apposta per giocare a calcio. La sua straordinarietà si basava infatti sulla velocità improbabile (per umani normali) con la quale riusciva a fare dribbling ad altissimo livello tecnico, coniugando fantasia, potenza e abilità nel controllo palla. Queste capacità che l'hanno reso, dopo Maradona, il nuovo genio del calcio mondiale, erano probabilmente dovute alle caratteristiche fisico-biologiche delle sue gambe, in particolare dei muscoli quadricipiti delle sue coscie, le quali poi, grazie a dio, hanno incontrato il calcio.

Così come Mozart divenne il genio musicale che ancora oggi conosciamo grazie al suo ultra-sviluppato udito, così Ronaldo deve la sua fama ai muscoli ed alla postura fisica delle sue gambe. Cotanta genialità genetica però non aveva fatto i conti con dei tendini delle ginocchia umanamente normali che, dovendo sostenere dei muscoli appunto a-normali, uno dopo l'altro hanno ceduto di fronte a tale mostruosità. Da qui anche si evince la natura del suo soprannome, appunto fenomeno, come fenomeni erano quei giganti che venivano esposti al circo, così come i nani o le giraffe a cinque zampe: stavolta però il baraccone è il calcio ed il fenomeno una potenza in atto della natura.

Non ci rimane che aspettare di vedere un suo eventuale figlio giocare a calcio, sperando vivamente in una selezione naturale ispirata al darwinismo che abbia successo nel brevissimo periodo di qualche decina d'anni, anzichè milioni, come purtroppo più normalmente accade.



Comunque, a parte la delusione nei confronti delle polemiche questa volta assenti riguardo al MilanLab (mentre ai tempi dell'Inter addirittura si chiese la crocifissione dell'allora medico dell'Inter, tra l'altro contattato da Ronaldo per consulenze durante le sue chiacchierate degenze al Milan), vogliamo ricordare come qui, a differenza di altri, si è sempre sostenuto come Ronaldo fosse stato il più grande, con post e video, come ad esempio fu fatto quando si trasferì al Milan.

[Per rinfrescarsi la memoria, leggere qui]

Niente di cui bullarsi, però adesso per piacere risparmiateci le prediche.

[bonus links: brevi pareri su Ronaldo qui, qui e qui]

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Thursday, February 14, 2008

Esteri


Venerdì il Kosovo dichiarerà unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia. Se non sarà proprio venerdì, come annunciato dal presidente della provincia Hashim Thaci, basterà attendere qualche settimana, nulla più. I tempi della diplomazia sono dilatati, ma non pregiudicano il succo della questione: il mondo che conta vuole l’indipendenza del Kosovo. Dietro la secessione ci sono grandi elettori come Stati Uniti, Germania, Francia e Gran Bretagna. Più freddina l’Italia, almeno fino a quando c’era Baffino al ministero degli Esteri.


Più di cento Paesi scalpitano per riconoscere immediatamente l’indipendenza. Perché tutta questa ansia da prestazione intorno ad una provincia grande poco più dell’Umbria e per di più in mano a degli odiati musulmani? C’è solo la volontà di riparare alla pulizia etnica subita da quel popolo? Ai complottisti regaliamo subito la soddisfazione di sapere che tra le tante lobby presenti negli Stati Uniti ne esiste anche una albanese, con la chicca che l’ex capo della Cia al tempo dei bombardamenti Nato in Serbia, George Tennet, era di origine albanese. La pulizia etnica in Kosovo c’è stata, ma è stata sovradimensionata dai media. Non era unilaterale e ancora oggi prosegue a danno delle enclave serbe in territorio kosovaro, nonostante la presenza della K Force.

L’attuale presidente Thaci è un ex guerrigliero dell’Uck. Oggi gli Stati Uniti lo reputano un interlocutore affidabile, ma fino a qualche anno prima dei bombardamenti del 1999, la sua formazione patriottica era nella lunga lista delle organizzazioni terroristiche. Non è certo la prima volta (fino al 1989 anche Nelson Mandela era indicato dagli Usa come “pericoloso terrorista”), ma questi repentini depennamenti segnalano cambi di strategia globale. Ecco quindi che l’indipendenza del Kosovo non può lasciarci indifferenti, e non solo per motivi umanitari.

Il sottosuolo del Kosovo, di per sé, non custodisce nulla per cui valga la pena combattere. La sua posizione, al centro dei Balcani, però è strategica. Gli Stati Uniti hanno impiantato lì una grande base militare per controllare l’area. L’Unione Europea sta lavorando ad un oleodotto-gasdotto strategico che passa proprio di lì e che la renderebbe meno dipendente dai rifornimenti russi. E a nessuno di questi interlocutori piace dover scendere a patti con la Serbia, meno incline a concessioni agli occidentali rispetto ad uno staterello creato ex novo e che ti deve una riconoscenza infinita.
Nei Balcani si sta giocando una partita a risiko a grandi livelli. Putin appoggia la Serbia. Lo vuole la storia, i capi ortodossi e l’affinità slava. Se non bastasse, la Serbia per comprarsi l’appoggio di Madre Russia ha svenduto la propria compagnia petrolifera, la Nis, alla Gazprom di proprietà del prossimo presidente della Russia, Medvedev. Da questa diplomazia del tubo, l’unica che rischia di rimetterci è l’Unione Europea. Con l’indipendenza, il Kosovo diventerà un protettorato dell’Ue. Sicuramente ci scapperà qualche bombetta nelle enclave serbe, ma soprattutto chi andrà a spiegare ai catalani e ai baschi che il Kosovo può fare la secessione e loro no?

Non è un caso che diversi Paesi europei abbiano chiesto al Kosovo di rimandare l’indipendenza a metà di marzo, dopo le elezioni in Spagna, per non destabilizzare Zapatero.

Ma ormai la macchina della geopolitica gira a pieno regime.

(di SoloAquilani)

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Tuesday, February 12, 2008


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Monday, February 11, 2008

FINALMENTE!

Mancini è da amare. Marchigiano vero:



Per una versione più completa guardare qui (dal sito del Corriere della Sera).

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Sunday, February 10, 2008

Apertura a Spello

[update: oggi Curzio Maltese su la Repubblica dice le stesse cose (qui) in modo molto più sintetico e chiaro, ma in ritardo. Lo consiglio a chi vuole risparmiarsi la tediosa lettura di cui sotto. Perchè lui è lui e noi non siamo un cazzo...]

In vista della campagna elettorale prossima ventura, il blog dei Preti si ripromette di seguire passo passo gli eventi caratterizzanti di questa avventura, rivendicando il diritto ad appassionarsi alla politica da semplici cittadini-elettori, sfidando i più autorevoli commentatori alla Sartori o coloro che tra i tanti giornalisti che scrivono quotidianamente sui giornali italiani inutilmente pretendono tale status.

Naturalmente il punto di vista però non sarà la classica veduta dall'alto verso il basso degli eventi come fanno coloro che analizzano attraverso le proprie faziosissime certezze i discorsi e la propaganda dei partiti, bensì sarà un punto di vista orizzontalmente distaccato dagli eventi che analizzerà in modo particolare i metodi ed i linguaggi più dei contenuti, considerando anche che spesso la politica è molto più comunicazione di sè piuttosto che di altro da sè e che i leader spesso comunicano se stessi piuttosto che le proprie idee.

E' in questa logica mediatica che il blog si inoltrerà nei meandri della comunicazione meta-politica scovando i fini logici o illogici (non a-logici), volenti o nolenti di ogni parola, discorso, movimento o panorama che la campagna elettorale ci offrirà in gran massa durante i due mesi della sua durata.

A tal proposito è interessante cominciare con l'analizzare brevemente la precedente campagna elettorale a scopo puramente riassuntivo in vista di questa nuova ed esilarante kermesse.

Protagonista indiscusso fu naturalmente Silvio Berlusconi il quale, forte dei suggerimenti del genio che spinse Bush Junior alla riconferma alla casa bianca, polarizzò l'attenzione verso di sè attraverso una tattica tanto semplice quanto efficace: ogni mattina gettare merda addosso all'avversario ed attaccarlo in modo inaudito in modo da metterlo alle corde, costringerlo alla difensiva e sviare il discorso nella sfera pubblica dai contenuti per focalizzarsi nell'ideologia facendo allo stesso tempo dimenticare all'elettore i propri interessi e quindi ragionare in modo puramente ideologico.

Ciò allo scopo di richiamare alle urne il maggior numero di votanti possibili e combattere l'astensionismo indifferente di chi era sfiduciato dal governo uscente. Il risultato fu più dell'80% di affluenza alle urne (un dato inaudito) che determinò sin dall'inizio l'annunciata caduta del governo Prodi (fermo restando l'immoralità di ministri e deputati mafiosi che ne hanno determinato l'inesorabile sconfitta).



Oggi le parti si sono rovesciate e l'astensionismo è un pericolo più per il Pd di Veltroni che per il Pdl a causa della sfiducia nei confronti della politica tutta e della delusione (peraltro ingiustificata se non per il fatto stesso della sua caduta) nei confronti del governo Prodi. Di conseguenza sarebbe logico che la sinistra (mi riferisco al Pd, alla Cosa Rossa o Arcobaleno che sia e affini in questi termini per semplicità, perfettamente consapevole del fatto che non esiste più una sinistra di stampo ulivista) si comportasse, ai fini di una vittoria o di una sconfitta meno bruciante, come si comportò la destra nella persona di Berlusconi due anni fa.

Naturalmente però l'ingenuità (o anche l'etica e la dignità) dei personaggi dell'area progressista farà sì che ciò non avvenga. E qui entra in gioco Veltroni, l'Obama 'de noartri', tanto per essere banali, colui che copia il Yes, We Can con l'italiano Si Può Fare in cartelloni americani che furono clonati già nel '94 dal futurista Silvio, il quale durante i propri comizi aveva distribuito a tutti gli spettatori centinaia di bandierine che facevano il verso alle ormai simboliche bandierine a stelle e strisce (a tal proposito è utile ricordare che il colore verde dei cartelloni "americani" di Veltroni riflettono anch'essi i valori fortemente ecologici espressi nel suo discorso dal leader del Pd).



Ebbene il discorso di apertura della campagna elettorale fatto da Veltroni a Spello è il primo sintomo di come si svolgerà questa sfida e soprattutto rivelatore dei piani comunicativi sui quali i due leader punteranno maggiormente. Nel caso del Pd e del suddetto discorso, elemento di maggior importanza è sicuramente il luogo scelto che, in questo caso come nella migliore delle tradizioni cinematografiche, ci permette di affermare che l'immagine corrisponde in modo simmetrico e quindi armonico al contenuto ovvero possiamo dire che il messaggio trasmesso dall'immagine corrisponde a quello trasmesso dal discorso facendo quindi in modo che i due messaggi si rafforzino a vicenda essendo essi coerenti l'uno con l'altro, incorniciandosi nella mente dell'ascoltatore-votante.

Alle spalle di Veltroni un paese antico, ma tradizionalmente ordinato, bello e raffinato, simbolo dell'alta qualità della vita in Italia, simbolo della tradizione italiana della qualità (spesso si parla di qualità riguardo al made in Italy) e della bellezza espressa dall'intelligenza dei suoi cittadini. Un paese simbolo dell'ordine e dei tanti comuni italiani in cui la vita procede in modo ricco, ma non opulento, onesto e avanzato, edificante e mai noioso, ma gioioso e sereno. Uno di quei paesi che tutt'Europa c'invidia, dove il motto "a misura d'uomo" è un'utopia realizzata e non un falso stereotipo come spesso avviene riguardo ai paesi scandinavi. Insomma uno di quei paesi che con i suoi ulivi rispecchia questa voglia italiana di ritorno al tradizionale attraverso il rinnovamento di esso ed il recupero delle sue bellezze in un modo moderno e non distruttivo, dove si inizia di nuovo a coltivare gli ulivi e a produrre per il futuro sfruttando le abilità e le ricchezze ereditate dal passato.

Ebbene questi sono anche i concetti espressi nel discorso pronunciato nei suoi 33 min che io mi sono sciroppato per voi, dove spesso vengono pronunciate le parole tradizione e futuro non in una visione dicotomica insolvibile ma al contrario come metodo di lavoro per il futuro, un futuro in cui non ci si deve dimenticare della grandezza del nostro passato ma in cui allo stesso tempo non ci si deve far bloccare dai particolarismi e dall'immobilismo dello stesso passato. Per Veltroni il passato deve aiutare la nostra Italia di nuovo unita, non sotto una bandiera tricolore, ma sotto la bellezza di un paesino come Spello, a crescere ed a riformarsi in un futuro migliore del passato, ma intriso di passato. Ora i valori espressi non sono più la patria ed il nazionalismo tricolore dei tempi andati, bensì sono la conseguenza dell'orgoglio italiano basato su realtà come Spello, come l'Umbria, una di quelle regioni che come le Marche e la Toscana sono esempio mondiale di Dolce Vita, di QUALITA'.

Insomma la differenza con il rassicurante azzurro-sogno delle arene Berlusconiane è marcato ed intelligente, ragionato e beneaugurante di una battaglia elettorale che finalmente vedrà protagonisti due grandi comunicatori e non soltanto uno, come negli ultimi 15 anni è successo a causa del povero Prodi, capace nemmeno di una pallosissima predica in una chiesa qualsiasi.



[bonus link: per approfondire qui disponibile un'autorevole analisi di uno dei discorsi di Berlusconi, utile alla comprensione del paragone fatto con il comizio di Veltroni tenutosi a Spello]

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Saturday, February 09, 2008

Made in Italy

Dopo il Pd ed il Pdl un'altra invenzione italiana rimbalza prepotentemente nella rete e il sito de la Repubblica celebra questa nuova epifania con la grandeur che merita. Ringraziando il quotidiano per l'informazione d'alta classe che puntualmente ci fornisce, anche noi non possiamo che riportare tale strabiliante novità che tiene alto il nostro tricolore in campo internazionale.

La geniale invenzione finalmente enfatizza la fantasia funzionale del Made in Italy, ricordando in modo perentorio all'industria mondiale le capacità artistico-imprenditoriali dei nostri connazionali.

Stiamo parlando delle oramai certamente epocali din-ink, penne Bic con tappo funzionale al consumo dei cibi più svariati nel genere e nel gusto:


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Tuesday, February 05, 2008

Un posto in prima fila




Alla messa di addio alla famosissima mamma Rosa c'erano proprio tutti gli amici, i compagni di partito, gli affiliati, gli imparentati ed anche i conoscenti della famiglia B. C'era anche Moratti e c'erano i rappresentanti dell' A.C. Milan come ad esempio Cesare Maldini ed altri.

Certo non poteva mancare l'onorevole Fisichella, uno dei fieri NO che hanno determinato la caduta al senato del governo Prodi.


Uno dei tanti nuovi acquisti?

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Friday, February 01, 2008

W la Politica




Quando parlai della crisi di governo, dissi che il gesto con la mano ad indicare la pistola da parte di Barbato nei confronti di Cusumano (in parlamento) era un atteggiamento tipicamente mafioso che rifletteva la cultura appunto mafiosa del partito dell'Udeur (o anche Udc direi, entrambi tra l'altro anche cattolici).

Di conseguenza se tale atteggiamento è mafioso allora si può anche supporre che colui che se ne fa portatore sia o rappresententi in qualche modo la cultura mafiosa. Di qui si può anche dedurre, come ho detto spesso, che in Italia ormai la mafia è parte integrante del sistema di potere e controllo dello stato, anche se ciò può non essere vero, in quanto non provato o in nessun modo imputabile a BArbato nel caso specifico, se non in relazione al gesto di cui è stato protagonista. D'altra parte il voto di scambio (non mi riferisco solo alla partitocrazia estesa a tutti gli schieramenti) per cui sono indagati Mastella e signora o i cinque anni di galera inflitti a Cuffaro e le miriadi di indagini che si svolgono tra tante difficoltà altro non sono che i sintomi di questo sistema corrotto.

Ebbene oggi ho una nuova conferma di queste sinistrose teorie del complotto nell' intervista a Joe Pistone, l'infiltrato Fbi del mitico film Donnie Brasco, in cui si dice che:

"Ai processi dalla gabbia molti killer del clan, suoi ex amici, gli fecero il segno della pistola con la mano, puntandogli l'indice contro e mimando il suono dello sparo."

E dove inoltre sottolinea che:

"[...] fatica a immaginarsi una lotta antimafia con speranze di vincere in Italia. Si rende conto che oggi da noi la mafia è ancora più potente di quella che lui ha conosciuto ai tempi in cui era Donnie Brasco quando i clan americani avevano agganci politici e controllavano oltre alla droga anche i trasporti, il business dei rifiuti e l'edilizia, tutte le ramificazioni che hanno continuato a coltivare e rafforzare qui. I boss italiani sono titolari di imprese, molti capizona hanno la laurea, i loro profili sono molto alti. È quasi sconvolto da questa ferocia borghese delle organizzazioni italiane. "Sai, i mafiosi americani sono gangster, sono considerati gangster e loro stessi si vedono come tali: partono dalla strada, come criminali comuni, e poi salgono i gradini dell'organizzazione. Solo nei classici del cinema li vedi fare la parte del businessman. Si sentono fuori dalla società 'normale', una casta a parte. Qui invece so che ci sono dottori e avvocati che ne fanno parte".

Tutti sanno che la mafia controlla il territorio e di conseguenza i voti, tutti sanno anche che per vincere le elezioni bisogna scendere a compromessi con la mafia ed i mafiosi (tutti si ricordano l'assegnazione del 100% dei seggi della regione Sicilia a Forza Italia), meglio ancora essere mafiosi tout-court. Dalla seconda guerra mondiale in poi è sempre stato così in Italia ed in molti casi (Andreotti, Dell'Utri, Cuffaro...) ciò è stato anche comprovato.

In aggiunta ieri nella puntata di Annozero in cui si è mostrato il datato, ma preveggente documentario "La Mafia è Bianca", tra urla e litigi persino il signor Alemanno, forse per cavalcare l'onda critica della trasmissione e quindi assecondare i pensieri dei votanti telespettatori, in un suicidio retorico di rara ingenua lucidità ha affermato che oggi in Italia, la mafia è più forte di prima e che lo sarà ancora di più e che quindi l'allerta deve essere costantemente alta.

Invece di annuire a tale castroneria (castroneria non di contenuto naturalmente, egli afferma una sacrosanta verità) noi umilmente ci chiediamo: ma il compito del signor Alemanno, in quanto deputato del parlamento e pubblico ufficiale, non è quello di combattere la mafia? La sua non è un'ammissione di personale colpevolezza e fallimento della battaglia contro la mafia? Non ci starà mica dicendo, il signor Alemanno, che lo stato sta perdendo la battaglia contro la mafia?

Perchè allora in questo caso, visto che in parlamento ci siede lui e non io, mi chiedo se le responsabilità di quest'annunciata sconfitta siano più mie o sue e, nel caso la risposta sia istintivamente ovvia, mi chiedo se tale personaggio debba ancora sedere al proprio posto, non essendo stato ancora in grado di assolvere le proprie funzioni ed anzi avendo (come da lui stesso ammesso) terribilmente peggiorato la situazione.

Personalmente devo ammettere di avere delle aspettative molto negative sul futuro della nostra nazione e non credo che vincere i mondiali di calcio serva più a nulla a questo punto della storia.

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Baby-fenomeni

In Italia da giugno, quando fu comprato Pato, altro non si è fatto che parlare di questo baby-fenomeno, fino a gennaio al suo atteso debutto. Che, tra l'altro non ha tradito le aspettative, ma che comunque, a parere nostro e quindi personalissimo, non ha giustificato la mole milionaria dell'investimento su questo giovanissimo che ancora deve dimostrare quanto vale sul piano calcistico.

Spesso si parla di moralità del calcio relativamente agli esosissimi ingaggi di molti calciatori ed alle gestioni finanziarie dei clubs (come direbbe il mitico Silvio), ma sarebbe meglio essere capaci di discernere i casi diversi e ragionare di conseguenza, considerando ad esempio immorale spendere una ventina di milioni di euro per un diciassettenne e invece coerente col sistema permettere a Vieri di spendere e spandere in stravizi e altro in modo indipendente, vista la sua ormai avanzatissima età di calciatore.

Ancora più etico sarebbe crescere i propri fenomeni nel proprio vivaio, educando attraverso lo sport non solo i calciatori, ma gli uomini, come fa l'Inter in giro per il mondo con Inter Campus (mi dispiace che non sia la Juve a farlo e se è l'Inter e non il Milan a farlo devo comunque menzionarlo, tant'è che presto uscirà un film/documentario di Salvatores su questa avventura) o come ha fatto ad esempio con Mario Balotelli.

Detto questo devo qui però esternare la mia personale convinzione su questi giovanissimi: Pato è più forte di Balotelli, ma il secondo potrebbe superare il primo in un paio d'anni, mentre Messi è sempre stato molto più forte di entrambi da sempre, ma il vero fenomeno è un altro, vive in Spagna e viene dal vivaio del Barcellona.

Il suo nome è Bojan Krkic ed è senza ombra di dubbio il nuovo Maradona:


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