Monday, September 29, 2008

Momenti speciali



Oggi, dopo settimane e settimane di elogi all'allenatore più carismatico e geniale del mondo, dopo infinite discussioni sull'abilità mediatica del sempre sorprendente Mourinho, alla prima sconfitta dell'Inter tutti si prodigano inevitabilmente a critiche di ogni sorta.

Io mi accodo mestamente.

[bonus: ha ragione Gianni Mura]

p.s. descrivere come avrebbe affrontato la partita l'Inter del provinciale Roberto Mancini, sia sul piano mentale che tattico, richiederebbe troppo tempo e me lo risparmio.

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Sunday, September 28, 2008

Update


Nella foto: Nicola Paolo Di Girolamo, un faccino per bene al quale il nodo quasi eccessivamente largo della cravatta, sfiorante in modo vago quanto marcato il pacchiano, non fa giustizia.

Pochi argomenti hanno stuzzicato la nostra fantasia nelle ultime settimane e naturalmente tale assenza si è ripercossa sull'attività del blog, nonostante il sempre costante laborìo mentale nel leggere e valutare le esaltanti news che ci vengono propinate quotidianamente dai mezzi mediatici di questo fantastico mondo comunicativo.

Per cui oggi, in questa ventosa e stranamente soleggiante domenica d'autunno, soleggiante almeno quel tantino necessario ad evitare la depressione fulminante di qualche adolescente a corto di quel minimo di autostima che possa portare ad incomprensibili omicidi di massa in qualche scuola di una delle tante isolate cittadine finlandesi, ci limitiamo ad un aggiornamento piccolo piccolo.

Qui parlammo di un senatore della PDL eletto in Belgio nella circoscrizione estera pur essendo residente in Italia.

Oggi scopriamo senza sorpresa alcuna che la

"Domanda di autorizzazione all'esecuzione dell'ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal giudice per le indagini preliminari nei confronti del senatore Nicola Paolo Di Girolamo
"

è stata bocciata.

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Tuesday, September 16, 2008

Io faccio la puttana, e tu?



Mi devo riprendere prima di poter scrivere questo pensierino, perchè la notizia è gustosa e, senza paura di alimentare una trovata pubblicitaria succulenta (capirai, l'utenza di questo blog non incrementerà di certo l'onda mediatica iniziata dall'uscita di cui di seguito), la facciamo rimbalzare qui, merita davvero.

C'è una signorina di vent'anni, molto carina (ma per quello che sappiamo noi un po' troppo preziosetta) che, proclamandosi ancora vergine, si è messa all'asta per il fortunato iniziatore il quale, ovviamente senza problemi di portafoglio, potrà godere del privilegio di essere insegnante sessuale della tal quale, sborsando almeno un milione di euro (ciò restringe inesorabilmente il raggio dei pretendenti per lo più a signorotti un po' anziani e magari non proprio aitanti, ma forse, la signorina, a questo non ha pensato e forse se ne frega pure).

Qui non si contesta la pubblicità o l'iniziativa, ma qualcosa di più generale.

La tale topolina, essendo giunta a tale età senza aver sperimentato le gioie del sesso, è evidentemente figlia di una educazione un po' particolare che l'ha portata a tale conseguenza forse non per scelta, ma magari per paura o per eccessivo preziosismo (non prendiamo in considerazione l'ipotesi che nessuno se l'abbia mai voluta ingroppare, mi pare un po' ingenua).

Insomma, sempre che tutta la storia sia vera, fatto di cui dubito (ma neanche tanto a dire il vero), sembra che ella sia leggermente incatenata a tabù sessuali tipicamente italiani che l'hanno fatta diventare una specie di madonnina vivente, sempre vergine, ma dannatamente attraente.

Evidente è il fatto che, infatti, il suo modo di essere sia frutto della visione cattolica della donna, tipicamente dicotomica ai due estremi di santità e stregoneria.

A riprova di ciò, una volta di più, c'è la sua offerta indecente.

Ovviamente, il passo dalla santità alla prostituzione è breve, deciso e neanche tanto vergognoso. Tanto oggi, così fan tutte.

Starà ora alle efficienti forze dell'ordine intercettare la contrattazione tra le due parti in modo da spedire in galera prostituta e cliente dai cinque ai quindici giorni,

pena stabilita per chi si rende protagonista di tale reato.

p.s. per essere chiari, qui si evidenzia una contraddizione e l'incoerenza di un individuo, non in quanto tale, ma in relazione allo spirito del tempo. Non si mette in dubbio la dignità delle puttane in genere, per le quali il sottoscritto nutre un profondo rispetto.

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Credere fermamente in qualcosa



Vengo a sapere tramite questo post che in un programma televisivo americano, The View, viene nominata Sabrina Guzzanti mentre si parla del diritto di parola. Oggetto della trasmissione è MacCain, candidato repubblicano per la presidenza degli States.

Naturalmente, armato di buona pazienza e spinto da curiosità notturna, sono andato a vedere su youtube se ci fosse qualcosa e, naturalmente, qualcosa ho trovato, anche se purtroppo non tutta la trasmissione nella sua integrità (adoro questi anonimi individui che mettono a disposizione di tutti, video di ogni tipo attraverso un lavoro, e chi carica video su youtube lo sa, che dir noioso è dire poco. Io mi limito ad usufruirne in modo compiaciuto).

Considerazioni:

1- MacCain era circondato da cinque donnone che lo hanno pressato con domande di ogni tipo, spesso fatte di proposito per esprimere pareri già precostituiti (lo stesso vale per la più giovane la quale ha posto domande insidiosissime pur dichiarando il suo voto per lo stesso MacCain).

2- MacCain, come tutti i candidati alla presidenza, sia repubblicani che democratici, è dovuto stare al gioco e soprattutto ha dovuto rispondere anche a domande palesemente bellicose tentando di continuare a sorridere e, soprattuto, a recitare la sua parte.

3- Sì, poichè i politici americani (e non solo), pur essendo oggetto di domande cattivissime, nelle loro campagne elettorali altro non fanno che recitare la parte più consona al loro elettorato tentando di accontentare i votanti con una demagogia spesso imbarazzante. I giochi sono, almeno ai nostri occhi, chiarissimi mentre divertenti sono le poche frasi di chi, travestendole in battute sarcastiche, si cimenta in rivelazioni di verità nascoste, suscitando l'ilarità generale, intervistato compreso.

Ad es.: una signora domanda al candidato dove sia finito il vecchio MacCain che fino all'altro ieri appoggiava Bush e le sue politiche guerrafondaie, affermando di sentirne la mancanza rispettivamente al MacCain di oggi, decisamente più moscio. Appena terminata questa astuta domanda, un'altra signora, in tono polemico, ma divertito, si è permessa di affermare a mezza bocca "Beh, è così ora perchè vuole essere eletto!"

Anche MacCain, nell'ascoltare questa sacrosanta verità, non ha potuto fare a meno di scoppiare in una grassa risata. Della serie: facciamo tutti parte della stessa mascherata.

4- Infine una considerazione di contenuto, su un concetto espresso da MacCain che, forse frutto di un intreccio retorico troppo complicato o forse chissà, frutto di ciò che veramente pensa, mi ha lasciato sconcertato. Ad un certo punto, mentre si discuteva sulla laicità dello stato, sulla tolleranza reciproca di chi crede o non crede ed altre amenità, rispondendo ad una domanda di Whoopi Goldberg, ha affermato:

"Vedi, io non penso di essere perfetto, così ogni mattina prego per potermi migliorare e per poter avere un mondo migliore. Io rispetto coloro che invece pensano di non sentirne il bisogno, ma per me è così." (vedi min 3:29 del video sotto)



In altre parole: chi non prega pensa di essere perfetto, ma siccome, come tutti sappiamo, nessuno è perfetto, chi non prega è un arrogante. Cioè va bene non essere religiosi, ma ad essere non credenti si sbaglia. L'intolleranza da parte di chi crede nei confronti di chi non crede viene così smascherata tristemente attraverso un modo di ragionare alquanto grottesco ed ottuso, fatto di divisioni e categorizzazioni inconciliabili.

D'altronde il fatto che si creda, pensateci bene, presuppone l'intolleranza per ciò che mistifica le cose in cui si credono.

In caso contrario, non si crederebbe più, anzi, si dubiterebbe.

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Saturday, September 13, 2008

Giornalismo d'assalto

Devo ammettere che, dopo aver letto questo grazie al sempre eccellente Oliviero Beha, ora mi sento leggerissimamente confuso.

Per chi non se la sentisse di seguire il link: un giornalista austriaco è salito sul treno per Roma con i tifosi del Napoli per la trasferta delle polemiche. A detta di tale giornalista, nulla è successo nè sul treno nè alla stazione di Roma, anzi sembra sia scandaloso che il treno sia partito così in ritardo quando tutti erano muniti di biglietto sia per la partita che per il viaggio.

Addirittura il giornalista coraggioso ipotizza un complotto nei confronti dei tifosi napoletani: provocazione volontaria dei tifosi per far scoppiare tafferugli che porterebbero a sanzioni quali la proibizione delle trasferte. Ciò senza dimenticare che il ministro degli interni è il notissimo nemico del sud, Maroni.

Noi, per non essere da meno, ipotizziamo invece un contro-complotto: il giornalista austriaco è un affiliato della camorra e, come tale, difende gli interessi dell'associazione creando reportage finti che supportino la causa. D'altronde, oltre al fatto che la camorra è notabilmente penetrata anche nel nord più freddo, a dimostrazione della veridicità di questa ipotesi, c'è innanzitutto il nome del giornalista austriaco, di chiara e palese origine meridionale.

Egli si chiama, infatti, Reinhard Krennhuber.

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Thursday, September 11, 2008

W l'ipocrisia

sottotitolo: Pagare in cambio di sesso = illegalità, prostituzione. Pagare in cambio di sesso, ma filmare, legalità, pornografia.


Complimenti alla Mara Carfagna la quale difende a spada tratta e con costanza le pari opportunità, oggi attraverso un Ddl fresco fresco che promette galera a prostitute, papponi e, naturalmente, clienti.

Ci aspettiamo di conseguenza un allargamento smisurato delle carceri con investimenti in cemento per poterne aumentare la capienza, così come fondamentali saranno i finanziamenti alle forze dell'ordine per permettere lo spiegamento di forze necessarie al controllo di tutte le stradine battute dalle professioniste precarie del sesso. Poichè si sa che, ogni legge, ha i suoi costi e che, purtroppo, la sicurezza non si fa a parole, ma coi soldi.

Naturalmente, tristemente, grazie alla sagace uscita della ministra più bòna che c'è, tutto rimarrà come prima.


Per fortuna.

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Tuesday, September 09, 2008

Santi subito



Seppur in grottesco ritardo, bisogna fare una capatina alla convention repubblicana in cui l'ha fatta da padrona l'ormai leggendaria Sarah Palin, candidata a vice nel caso in cui il nuovo presidente degli Usa fosse il celebre mascellone ex-Rambo John McCain.

In effetti nei discorsi repubblicani altro non è stato fatto che mostrare i muscoli, in modo da generare, attraverso i valori più largamente condivisi dal popolo americano, sicurezza e tranquillità. Così, tra sogghigni sinistri e applausi poco spontanei che scoppiavano con catastrofico ritardo in un tempismo almeno sospetto, la famiglia, la patria ed infine la paura dell'altro, sono stati i protagonisti della destra americana, che si è inesorabilmente confermata cassa di risonanza della pancia degli americani più ignoranti, benchè siano essi in questo caso rappresentati dall'elite del paese. Contraddizione che rispecchia le stesse dinamiche italiane in cui la classe dirigente e soprattutto ricca del paese (mi riferisco naturalmente a Berlusconi & Co.) riesce ad accaparrarsi tragicamente i voti delle classi più povere, in una rincorsa fantozziana del mito inarrivabile (per i poveri cristi, ovvero la maggior parte degli italiani) del Porsche Cayenne o della vacanza a Porto Cervo (Briatore docet).

Il discorso della Palin, poco più di mezz'ora (un quarto d'ora al netto degli applausi, che tra l'altro scaturivano ad ogni frase compiuta composta da soggetto, verbo e predicato verbale) è stato così suddiviso, in tre parti da dieci minuti ciascuna:

1- Prima parte in cui è stato sciorinato l'elenco degli innumerevoli membri della sua famiglia, incluso un bamboccino che ha messo incinta la figlia non ancora maggiorenne ed un infante affetto da sindrome di down, spupazzato di qua e di là per palesi motivi pubblicitari. In quest'ultimo caso, anzichè accodarci all'ipocrisia benpensante di chi l'ha per questo criticata (ovvero per aver approfittato dell'essere disabile del figlio per creare pietismo ed empatia da voto), vorremmo invitare a riflettere su questa semplice eventualità: se il bebè non fosse stato affetto da alcuna sindrome, non sarebbe stato spupazzato qua e là lo stesso? E allora, non sarebbe stato grave lo stesso (dando per scontato naturalmente che sia stato grave, eventualità non del tutto sottoscrivibile)?

2- Seconda parte in cui alcune caratteristiche di politiche pubbliche sono state elencate, dall'autarchia energetica che passa per il nucleare e gli oleodotti, al taglio delle tasse, senza tralasciare di ricordare che l'integrità individuale è cruciale nel governare un paese. Aggiungendo infine che la burocrazia deve essere arginata in modo da risparmiare preziosissime risorse pubbliche, dimenticandosi però di fare menzione dello smisurato allargamento della burocrazia stessa ad opera repubblicana.

3- Ultima parte in cui ha meschinamente elogiato il senatore John McCain per i meriti acquisiti in Vietnam, facendo mutare la sciagura del suo imprigionamento in orgoglio nazionale e conseguente capacità acquisita di governare con abilità nel caso fosse eletto. Naturalmente il tutto condito dall'enfasi posta sulle minacce esterne agli Usa, inclusa la rediviva e sempre trendy Alquaeda.

Insomma, cose già viste, ma che hanno già decretato il sorpasso di McCain su Obama, nonostante lo strabismo della Palin, anzichè renderla affascinante, la fa sembrare un po' dumb.

Ma ricordiamocelo bene: meglio essere un po' scemi che negri.

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Wednesday, September 03, 2008

Not about me, about YOU



Alla convention dei democratici svoltasi a Denver, in uno stadio pieno come in Italia avviene solo per il derby della madonnina ed i concerti di Vasco Rossi, Barack Obama ha accettato tra applausi e cartelli, la candidatura a prossimo Commander in Chief.

I comizi principali durante tale convention sono stati quelli di Bill Clinton e, naturalmente, Obama, senza poi contare l'apparizione del morente Ted Kennedy. Di nuovo, non è purtroppo possibile analizzare qui, la miriade di questioni mediatiche sia formali che di contenuto rivelate dalla convention, per cui ci limitiamo ad alcune brevi considerazioni:

1- I politici americani, anche i democratici, hanno imparato la lezione di scienziati come Lakoff, i quali hanno sempre consigliato (consapevoli della validità delle loro ricerche scientifiche) di esprimere e ripetere ad ogni discorso delle espressioni che facciano da cornice a concetti più ampi, in modo da far sorgere spontaneamente nell'ascoltatore date opinioni. E' così che Clinton ed Obama parlano spesso di cambiamento e, ad esempio, urlano ai quattro venti che taglieranno le tasse. Le taglieranno naturalmente al 95% degli americani e non, come hanno fatto i repubblicani, alle minoranze più ricche. Esattamente quello che voleva fare la sinistra in Italia, ma che miseramente non è riuscita a comunicare ai cittadini, annaspando addirittura nel ridicolo con la perfida uscita di Padoa Schioppa sulla bellezza delle tasse.

In altre parole, non basta copiare i cartelli di Obama, scriverci sopra lo stesso slogan e dipingerli di verde per trasmettere il senso della speranza, come ha fatto Veltroni durante la campagna elettorale del 2008, poichè i meccanismi sono molto più complessi e richiedono di conseguenza elaborazioni più all'avanguardia di una mera imitazione maccheronica di un modello vincente.

2- Bill Clinton, il cui discorso consiglio di ascoltare per capire cosa significa essere un politico, ad un certo punto ha affermato: "La gente nel mondo è sempre rimasta colpita positivamente dalla potenza del nostro esempio, non dall'esempio della nostra potenza!".

In questo caso colpisce il parallelo con un frame diverso, ma che trasmette gli stessi valori. Ovvero ciò che disse J.F.Kennedy, quando affermò che gli Stati Uniti avevano deciso di andare sulla luna, non perchè fosse facile, ma per dare l'esempio del fare anche e soprattutto ciò che è difficile. Infatti, come aveva poco prima affermato Clinton, per essere forti fuori, bisogna prima essere forti a casa.

In pratica l'America si vuole candidare di nuovo ad esempio positivo nel mondo, ad esempio di speranza e felicità e sono questi i valori incorniciati in frasi ripetute più volte, che i leader del partito democratico vogliono trasmettere agli elettori, naturalmente, a differenza di quelli italiani, riuscendoci e volendoli applicare veramente.

3- Barack Obama, dal canto suo, verso la fine del suo discorso ha affermato con immensa umiltà: "Qualcosa è cambiato (...) quello che loro [i repubblicani] non hanno ancora capito è che queste elezioni non riguardano me, riguardano Voi!"

Di nuovo il parallelo con J.F.Kennedy è schiacciante e si riferisce al discorso nel quale il presidente più famoso degli States affermò che gli americani non dovevano chiedersi cosa l'America potesse fare per loro, bensì cosa potessero fare loro per l'America.

Infatti in molti, a dire il vero più in Italia, sono indaffarati a dibattere sul colore della pelle di Obama, ma nessuno che si chieda perchè proprio lui sia il candidato democratico alla casa bianca. Non è Barack Obama che convince gli americani, sono gli americani i veri protagonisti che scelgono di cambiar pagina, Obama altro non è che il risultato di una cultura di cambiamento che si sta affermando oggi negli Stati Uniti (almeno nel versante democratico). Egli non è al suo posto perchè è il leader del terzo millennio, l'unto dal signore, è lì perchè è stato scelto dagli americani, è stato scelto dai milioni di persone che hanno votato per lui durante le primarie ed è lì non perchè si trovava in cima alla lista elettorale stilata da una segreteria di partito, ma perchè è il candidato che gli americani hanno scelto per la corsa alla carica di presidenza.

Di nuovo, il paragone con l'Italia e le finte primarie di Veltroni, è decisamente schiacciante.

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Monday, September 01, 2008

Buona la prima



Purtroppo o per fortuna è ricominciato il campionato di calcio e grazie alla personale rinvigorita passione per lo sport più seguito del mondo, dovuta soprattutto alla partecipazione del sottoscritto al fantacalcio dopo anni di esilio di forzato, riapre anche il blog, convalescente dagli affanni dell'ultimo mese.

Naturalmente la prima di campionato ha offerto quasi tutti i topoi riguardanti sia le partite che le dinamiche socio-culturali che girano intorno al circo calcistico, ne propongo due o tre per limiti di spazio, in ordine d'importanza (l'importanza è naturalmente una caratteristica i cui valori sono stabiliti in modo soggettivo e per niente scientifico da chi scrive ammonendo però i lettori a ricordare che spesso i post hanno anticipato ben più auterevoli opinioni. Non ultimi i commenti del post precedente riguardo ai premi degli olimpionici e le relative discussioni):

1- L'assalto dei tifosi del Napoli ad una carovana diretta a Roma. Naturalmente si sono sentiti commenti di ogni tipo (addirittura il presidente del Napoli si è schierato dalla parte dei tifosi, siamo già alla farsa dopo appena 90 miseri minuti) tranne qualcuno che dicesse che nessuna legge o leggina tra le tante della nostra scassata democrazia prevede lo status di tifoso con conseguente arrogazione di diritti di ogni tipo. Ebbene è facile sentenziare che il treno per Roma sarebbe dovuto restare a Napoli anzichè essere letteralmente sequestrato da gente che probabilmente non sa nè leggere nè scrivere (devo purtroppo dire che la cultura prettamente napoletana del 'pretendere' in questo caso è un'aggravante di non poco conto) e che, per di più, qualsiasi fosse stato il numero degli esaltati essi dovrebbero essere accusati del reato di terrorismo eversivo e trattati alla stregua di brigatisti o mafiosi.

2- Il gol doccia fredda dell'esordiente, contro una grande, fuori casa, che regala la vittoria alla neo-promossa. C'è di tutto nel magnifico gol-partita segnato da Valiani di fronte a Ronaldinho e compagni, talmente tanto da far sorgere il sospetto che tutto sia andato secondo i piani astrali dei luoghi comuni calcistici. Tant'è che il gol è figlio allo stesso tempo del caso e della sapienza: nel primo caso essendo il gol frutto del classico tiro della domenica e sapiente nel secondo caso poichè è stato fortemente cercato dal giocatore, cosciente di riuscire a tirar fuori il coniglio dal cilindro grazie al rimbalzo amichevole fatto dal pallone poco prima che il tiro venisse scoccato.

3- La mania di protagonismo di Massimo Moratti. Da una parte l'allenatore che chiede Quaresma e dall'altra il presidente buono che, con animo come al solito pio e altruista, tra un 'credo che' ed un 'mi pare', riesce a smentire quasi in contemporanea le richieste del proprio impiegato, coprendosi inesorabilmente di ridicolo nel pur apprezzabile tentativo di rendersi protagonista. Se Mancini riusciva a non curarsi delle imbarazzanti uscite pubbliche del suo presidente e a rispondere con un gioco spettacolo che lo hanno inesorabilmente condannato al licenziamento, speriamo per Mourinho e gli appassionati nerazzurri che il nuovo allenatore non sia da meno.

Comunque, a parte i luoghi comuni, due parole bisognerà pur spenderle per il solito Milan ipergalattico che, da qualche anno a questa parte, grazie ad una Champions caduta dal cielo a ciclo strafinito, ha messo da parte la programmazione e tira a campare con collezioni di figurine e, soprattutto, la pazienza incomprensibile di Ancelotti il quale, simbolicamente, in barba a tutte le direttive Uefa e agli ordini buonisti dei dirigenti del calcio mondiale, a cinque minuti della fine si è acceso una bella Marlboro Light in panchina, straziato dall'inaspettato due a uno di controbalzo. Non l'avevamo visto in condizioni simili almeno dalla finale di Champions, quando ancora sul tre a due sospettava il pareggio e masticava a velocità disumana una molto meno artistica cingomma.

Evidentemente il buon Carletto è consapevole che, nonostante Ronaldinho (con una pancia imbarazzante, ma sempre decisivo), sarà impossibile amalgamare tutti quegli attaccanti che gli hanno sbattuto in faccia solo per fare pubblicità: Ronaldinho, appunto, poi il cane bastonato Shevchenko, Pato, Kakà, Borriello e Inzaghi, tutti potenziali titolari. Senza dimenticare Seedorf.

Niente di male, se non che questi attaccanti sono stati presi a discapito di portieri, difensori e centrocampisti, condannando l'allenatore più longevo (in termini di permanenza in panchina) della serie A ad invenzioni fantasiose, ma certamente poco utili. Tant'è che lo scheletro della squadra è ad oggi costituito da veterani ormai poco affidabili: Abbiati - Maldini - Ambrosini (nonostante tutto uno dei migliori in campo) - Inzaghi.

Senza contare infine il modulo che l'allenatore sarà costretto ad usare, ovvero un improbabile 4-2-3-1, praticamente con quattro attaccanti. Modulo affascinante, bisogna ammetterlo, ma decisamente mollo, soprattutto quando gli esterni che in teoria si dovrebbero sacrificare per coprire un po' di più si chiamano Ronaldinho e Shevchenko, non proprio famosi per la loro capacità di rientro.

E' ovvio che oggi nessuna squadra al mondo si può permettere solo due centrocampisti che facciano da incontristi e quindi l'unica soluzione che rimane ad Ancelotti è quella di lasciare in tribuna ogni domenica tre dei favolosi attaccanti che gli sono stati messi a disposizione e tornare ad un modulo più umano oppure soccombere anche a squadre meno forti, come il Bologna.

E questo è quanto.

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