Thursday, May 29, 2008

La cazzata del secolo

Il regalo del centenario.

[UPDATE: in questo articolo si dicono le stesse cose dette in questo post e nei commenti, la farsa si sta facendo tragica, ma soprattutto triste e sconcertante. Personalmente, mi tiro su il morale con la notizia della tribù degli uomini rossi.]


The oil man

Ormai sembrava quasi cosa inutile lo scrivere un'opinioncina sulle tristi vicende legate all'esonero di Mancini, ma i fatti delle ultime ore, come al solito tendenti all'inimmaginabile negativo, mi hanno fatto desistere. Ed io che volevo seguire i precetti del silenzioso Zlatan Ibrahimovic il quale disse una volta a dei cronisti in cerca di scoop: "I play, you write!"

Naturalmente le notizie che si hanno derivano da fantomatiche indiscrezioni lette qua e là sui vari quotidiani e siti internet, che però ricostruite insieme con abilità critica e scremate dei contorni carnevaleschi inventati ad hoc dai giornalisti sportivi, una mezza verità ce la fanno conoscere comunque.

Ora sembra che l'Inter, nella persona di Moratti, abbia praticamente ai suoi servizi due allenatori. Ciò poichè quei geni del management dell'Internazionale S.p.a. stanno disperatamente cercando una clausola o una quisquiglia che permetta loro di licenziare Mancini senza essere costretti a pagargli i restanti quattro anni di contratto, che egli si era giustamente guadagnato sul campo. Il casus belli da sfruttare per il licenziamento gratuito sarebbero le poco prudenti parole dello stesso Mancini dopo l'uscita dalla Champions League, quando disse che di lì a poco avrebbe lasciato la guida dei nerazzurri.

Sembra che secondo gli azzeccagarbugli del petroliere le frasi del Mancio avrebbero destabilizzato l'ambiente giustificando quindi il licenziamento senza che venga onorato il contratto stipulato fino alla sua scadenza.

Considerazioni:

1- Se prima Massimo Moratti era considerato scemo, ma onesto e signorile, ora non gli rimane che solo il primo aggettivo

2- Le frasi di Mancini del dopo Liverpool non giustificheranno mai il risparmio di 30 mil di euro (stipendio dell'allenatore per tutti i suoi anni di contratto) visto che l'ambiente non fu per niente destabilizzato: infatti l'Inter ha conquistato il suo terzo scudetto consecutivo (Mancini ha conquistato 7 degli 8 trofei dell'era Moratti!) e, per chi se lo ricordasse, l'addio di Mancini fu smentito dallo stesso insieme a Moratti poco dopo, con la promessa di onorare il contratto fino alla sua fine legale (gli esperti di diritto evocati dai giornali dovrebbero ricordarsi che così come l'addio, anche la smentita fu ufficiale e pubblica). Se non bastasse bisogna anche ricordare che Moratti contattò Mourinho già a novembre e che l'accordo con l'ormai famosa penale da un milione di euro fu raggiunto già allora (per chi non lo avesse capito, molti mesi prima della sconfitta contro il Liverpool, causata, tanto per dire, da un arbitro di manica larga e dalle giocate sconsiderate di Burdisso e Materazzi: un non-giocatore il primo mentre il secondo non si è ancora ripreso dall'ultimo grave infortunio, senza considerare la sua carenza intellettiva).

3- Grazie a Mancini (e con l'incompetenza del dottor Combi, vista la quantità esorbitante di infortuni che si sono verificati in questa stagione) la società Internazionale è riuscita a creare un surplus economico notevole attraverso giocatori che prima avevano valore zero: vedi ad es. Balotelli, Pelè e Rivas. Dubito che con Mourinho questi giocatori troveranno spazio e sono certo che ricadranno nel limbo delle promesse non mantenute o andranno in prestito in qualche squadretta a fare l'inutilissima, ma classicissima esperienza.

Infine un presentimento:

l'arrivo di Mourinho all'Inter ricorda inevitabilmente l'esonero di Simoni che avvenne a metà di un ciclo vincente e che approdò (dopo tre carontici traghettatori) nel disastroso ingaggio di Lippi, dando vita alla leggenda dell'Inter perdente, ma onesta e felice.

Leggenda che tutt'ora aleggia come una nuvola oscura di fantozziana fattezza sulla testa di noi poveri tifosi e che ha il suo eroe in sua maestà Massimo Moratti, the oil man.

Della serie, There Will Be Blood.

[bonus link: la storia si ripete]

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Friday, May 23, 2008

Sempre uguale


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Tuesday, May 20, 2008

Freedom-free




I politici che danno i voti [1,2] ai giornalisti fanno venire i brividi. Il fatto che la maggior parte dei giornalisti [3]in Italia sia in un certo modo solidale con i politici nell'attaccare Marco Travaglio ed il suo giornalismo demagogico-falso-sensazionale fa anche peggio (salvo il risparmiarsi muffe e lombrichi).

Secondo la Freedom House [4], fondata da Eleonor Roosvelt [5], la quale partecipò anche alla fondazione dell'ONU [6], in Italia la stampa è stata in una condizione di semi-libertà tra il 2004 ed il 2006 (praticamente tra la legge Gasparri [7] e l'inizio del governo Prodi).

Probabilmente, dopo due anni sabbatici di libertà, presto saremo dati di nuovo come nazione parzialmente libera (un gradino sotto la Russia ed al pari del Burundi o del Burkina Faso).

E' vero che il vent'ennio Berlusconiano (compresi i cinque anni futuri) non ha assecondato la pancia degli italiani, bensì l'ha creata attraverso la cultura commerciale propinataci quotidianamente attraverso i suoi mezzi di comunicazione.

Molto di più del semplice Si Può Fare.

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Sunday, May 18, 2008

Pubblicità

"Il calcio e' come una telenovela perche' ci intrattiene quando sediamo eccitati sui divani o sulle scomodissime poltroncine da stadio. Sono la valvola di sfogo della nostra voglia agonistica antropologicamente maschile e perche' no, ci fanno sognare ed identificare con campioni sventra-veline facendoci poi piombare, nei casi piu' disperati, nell'identificazione totalitaria in una societa' o squadra, facendoci trasformare nella specie umana piu' strettamente vicina a quella animale, e cioe' l'ultras."

Questo è ciò che scrissi qui.

Ora finalmente l'identificazione tra tifoso e calciatore, quel processo psicologico che produce profitti impensabili per coloro che producono equipaggiamento sportivo, è giunta alla sua massima espressione attraverso l'ultimo spot della Nike.

Dopo la lotta contro le forze del male, il Joga Bonito sull'onda delle magie brasiliane, ora la pubblicità mostra in prima persona la vita di un calciatore e rappresenta dal punto di vista dello spettatore cosa significa essere un calciatore famoso, limousine e donne, falli e punizioni e non ultimi dei problemi intestinali sospetti, inclusi.



Naturalmente ciò serve a creare l'immagine della marca che ci permette di fantasticare su Ronaldinho o Ibrahimovic quando indossiamo la maglia con l'inconfondibile baffo della Nike.

E' così che è possibile vendere a centinaia di euro qualcosa che ha il valore materiale di due o tre euro.

Insomma, oggi, paghiamo anche i sogni.

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Saturday, May 17, 2008

Informazione

Segnalation: il Corriere della Sera online (così come Repubblica) ha ripreso il battibecco che c'è stato giovedì scorso tra Travaglio e Castelli ad Annozero ed hanno pubblicato nelle loro sezioni video questo spezzone.

Questo è l'esempio più palese e semplice di come convenga andare alla fonte e di come internet ci aiuti in questa impresa, senza essere costretti alla limitazione del filtro giornalistico di chi dà la notizia, in questo caso non-notizia o notizia di comodo.

Infatti il battibecco vero e proprio, degno di nota, in cui Travaglio risponde per le rime alle accuse infondate di Castelli, il quale si rivela in tutta la sua ignoranza, è questo.

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Wednesday, May 14, 2008

Siparietto in parlamento



Le parole pesano come dei macigni e portano sempre con sè un significato altro da quello meramente letterale che necessariamente le contraddistiguono una dalle altre, grazie al contesto in cui vengono pronunciate, il tono ed infiniti altri fattori.

Ad esempio ieri ed oggi si è usata la parola 'siparietto' per descrivere lo scambio di bigliettini tra il presidente del consiglio e due deputate accondiscendenti. Siparietto è una sineddoche che, attraverso l'immagine del sipario, che "è quel drappo scorrevole che divide il palcoscenico di un teatro dalla sala e dagli spettatori" (wikipedia), rimanda l'ascoltatore all'immagine più completa di teatro.

Siparietto però è anche un diminutivo che, per di più, ci ricorda un teatrino più piccolo, magari animato solo da marionette e pupazzi, un teatrino meno pomposo e più parodico e certamente meno rigoroso di quei ridondanti teatri barocchi in cui ore e ore di spettacoli si susseguono annoiando inesorabilemte i falsamente interessatissimi ascoltatori. Per di più ancora, la stessa parola siparietto, pronunciata in relazione alle procedure burocraticamente rigide del parlamento, diviene allo stesso tempo ossimoro di se stessa, nel momento in cui enfatizza il contrasto tra l'evento descritto e l'ambiente circostante (appunto il parlamento) e dando di conseguenza vita ad una divertente parodia che sollazza gli animi dei lettori. In questo modo, quindi, la parola siparietto così abilmente usata, liquida l'evento come una specie di gag simpatica che opportunamente interrompe la forzata seriosità incravattata dell'ambiente parlamentare.

Al di là dei moralismi inutili (inutili quando atti a registrare episodi sporadici, ma dovuti quando l'eccezione corrisponde alla norma), mi limito a due considerazioni:

  • Lo scambio clandestino di pizzini fatto sotto banco tanto mi ricorda gli stessi bigliettini (alcuni dei quali ancora conservo) che ci scambiavamo a scuola (finanche all'ultimo anno di liceo) e grazie ai quali, alla faccia del professore di turno, ci guadagnavamo delle grassissime risate. Il fatto che facciano lo stesso anche in parlamento non è certo illegittimo, ma sinceramente preoccupante.
  • Se da noi si parla di semplici ed innocui siparietti, provate a raccontare ad uno straniero qualsiasi, dalla Spagna in su, cosa ne pensa a proposito e vedrete che sarà talmente sorpreso/a che non avrà nemmeno la forza di rispondere, tanta sarà l'incredulità.
Della serie, siamo tutti bamboccioni.

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Monday, May 12, 2008

W lo sport

Sport che pratichi, usanza che trovi.

Per chi non lo sapesse in Canada si stanno svolgendo i campionati mondiali di Ice Hockey, a causa dei quali sono stato costretto ieri a sorbirmi tre periodi tre da venti minuti netti ciascuno degli ottavi di finale tra Usa e Finlandia, minuti che ho trascorso nella loro totalità a tentare di capire dove fosse il temutissimo puk.

Per chi non lo sapesse (e spero per la vostra incolumità psico-fisica siate la maggioranza) ha partecipato anche l'Italia, perdendo naturalmente sempre, come nemmeno accade nel rugby, con la non trascurabile differenza che almeno nessuno ci ha paternalizzato sulla purissima onestà dei giocatori e sulla bellezza di questa affascinantissima attività sportiva, come spesso accade quando si parla del sopracitato rugby (per i luoghi comuni del rugby rimando ad una puntata successiva).

E dire che la partita è stata assai esaltante, per quanto gli ubriachissimi finlandesi l'abbiano potuta seguire, visto il livello alcolico con il quale si erano apprestati a seguire l'evento. La Finlandia era sotto di 2 a 0, si è poi portata sul 2 a 1 grazie ad un gol irregolarissimo che non è stato notato nemmeno con l'uso della moviola in campo (che sia da lezione?). Nell'ultmio periodo poi c'è stato il pareggio ed infine il vantaggio finalndese con la conseguente vittoria ed il passaggio ai quarti di finale.

Ma il bello è arrivato a partita conclusa quando tutti gli americani si sono fatti prendere dalla sindrome di Materazzi e l'hanno buttata in rissa, probabilmente ripensando all'ingiusta decisione presa dai numerosi arbitri in occasione del primo goal finlandese.

Il risultato è stata la scazzottata di cui sotto.

Naturalmente sugli spalti nessuno ha mosso un dito, nonostante lo spettacolo di cui si sono resi protagonisti i giocatori.


Il gol irregolare


L'epilogo



ps I commentatori americani acutamente sottolineano che per il povero giocatore finlandese sono cazzi, non sapendo egli come comportarsi in queste occasioni, visto che non si è mai trovato prima a dover combattere contro un suo avversario. Poi chiudono dicendo "...and there will be blood".

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Thursday, May 08, 2008

W la FIGA


Clicca sulla foto per ingrandire

[update: naturalmente, non siamo gli unici a pensarla in questo modo e, anzi, siamo fieri di essere in compagnia di Sartori il quale, in questo editoriale del Corriere, da studioso della politica, da' a dire le stesse cose di cui sotto. ]

[update 2: qui c'è uno che la pensa in modo opposto, o quasi, alle idee espresse qui sotto. Naturalmente il dibattito è aperto.]

La composizione del nuovo governo italiano permetterebbe, a chi lo volesse, di fare centinaia e centinaia di scritti scientifici che ne dimostrino le sue infinite sfaccettature negative, come ad esempio l'inadeguatezza di molti ministri, da quelli ex-dimissionari a quelli già fallimentari, a quelli ignoranti passando per quelli impreparati.

Insomma non è un bel vedere e, dato che non possiamo permetterci di scrivere numerosi trattatelli, sia sufficiente affermare qui che le aspettative nei confronti di questo esecutivo, o meglio, nei confronti dei risultati che tale esecutivo otterrà in rapporto agli interessi della maggior parte degli italiani, non sono esattamente di stampo ottimistico.



Mi si permetta però una breve nota, non riguardo al povero Bondi, nè agli impresentabili Calderoli o Matteoli, Tremonti, Brunetta (Brunetta!), Bossi e via di seguito, bensì nei confronti di Mara Carfagna, la quale impersonifica tristemente tutte le contraddizioni italiane che da un paio di secoli sono la disgrazia della nostra palese decadenza.

Ella, musa ispiratrice di sua altezza Berlusconi, altro non è che un ossimoro ambulante che si materializza nel suo onorevolissimo titolo, ovvero Ministro per le Pari Opportunità. Mi chiedo in pratica, sopraffatto dalla cattolica ipocrisia italiana, come possa cotanta ministra, famosa più per i calendari ed i litigi tra il premier e la nostra artificiale First Lady, occuparsi ed operare appunto, per le pari opportunità (ovviamente tra i sessi).

Ciò non fa altro che rafforzare una mia personale convinzione che, più che dalla recondita misoginia che mi contraddistingue, deriva inevitabilmente da ciò che osservo quotidianamente accadere in Italia a causa dei comportamenti incoerenti, ma perfettamente compatibili dei due generi opposti: ebbene, detto in modo chiaro, secondo me, l'emancipazione femminile sarà completa solo quando le donne per prime si daranno una bella svegliata, cosa che non corrisponde necessariamente ed unicamente al rifiuto inopportuno di radersi i peli delle gambe.

Sintomatica di questa lugubre malattia sociale, la recente esternazione della demagogica Santanchè, la quale rivendicò fieramente di non aver concesso la sua papocchia (probabilmente ormai abbastanza logorata, a meno che non abbia sottoposto anch'essa ad interventi chirurgici restaurativi) al nostro maggior rappresentante, sottintendendo inavvertitamente però, che di conseguenza lo abbiano fatto gioiosamente tutte le altre.

E pensare che credevo di avere almeno sfiorato il peggio possibile.

Non v'è mai fine alle disgrazie umane.

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Wednesday, May 07, 2008

il Derby


Il motivo dell'assenza dal blog

Nonostante il tentativo personale di annebbiamento mediatico della sconfitta dell'Inter nel derby della madonnina, troppe sono le esortazioni pubbliche e private ad uscire dalla coltre fumosa nella quale ci eravamo nascosti ed esprimere un'opinioncina su questo avvenimento calcisticamente storico che, come al solito succede nella storia, ha confermato e rafforzato dati di fatto già acquisiti in passato.

Sono passati appena tre giorni da questo epocale avvenimento e già sembra un secolo, grazie soprattutto alle geniali uscite del signor Moratti, il quale è stato poi inevitabilmente e giustamente contraddetto a distanza di pochi secondi dal suo impiegato Mancini.
Lasciando comunque da parte l'aspetto formale di questa coordinatissima uscita mediatica, rimane ai posteri il giudizio di sostanza dato dai due accaniti collaboratori: un giudizio diametralmente opposto, ma che ovviamente fa pendere dalla parte della verità più quello del giovane allenatore piuttosto che quello del navigato presidente.

Spesso si dice che ogni partita è una storia a sè, suppongo dando per scontato che molte volte accadono degli episodi incontrollabili che incanalano il risultato verso vie sconosciute, secondo la pù classica delle teorie del caso. Naturalmente questo è un luogo comune di proverbiale verità e, come una volta disse quel gran genio di Funari (esprimendo a sua volta un luogo comune), i proverbi esprimono la saggezza di un popolo, ma anche e soprattutto i propri limiti. Noi invece crediamo nell'umana capacità di controllare, seppur in modo limitato (nel senso di non essere totale e non nel senso di minimo), ma comunque sufficiente ai fini prefissi, le variabili che entrano in gioco in certe situazioni, in modo da poter prendere delle decisioni che siano di conseguenza utili al risultato che si vuole raggiungere.

La partita di S.Siro è stata infatti il risultato non casuale di una miriade di variabili controllabilissime che hanno fatto da contorno al prima ed il dopo della partita, influenzandola in modo decisivo attraverso un contribuito causale. Il risultato finale era conseguentemente di facile previsione anche se, i tifosi milanisti per scarmanzia ed i tifosi interisti per finta convinzione dei propri mezzi, nessuno lo aveva auspicato in modo esplicito, lasciando allo spettacolo il gusto dell'imprevisto.

L'analisi tecnico-tattica della partita è presto fatta, ed è sotto gli occhi di tutti: il Milan è entrato in campo convinto e solido coadiuvando questi due aspetti della propria partita con uno stato di forma eccezionale che, dopo l'inevitabile calo nel bel mezzo della stagione, ha avuto nel derby il suo picco agonistico. Dall'altra parte invece c'era un'Inter stanca e di riserva (letteralmente: in campo c'erano le terze linee) bloccata psicologicamente dalla classicissima paura di vincere (classica più per l'Inter che per altre squadre).

Di conseguenza dopo poco il risultato era già di 2 a 0 per i rossoneri mentre era evidente la paura cronica dei nerazzurri, evidenziata soprattutto dal secondo gol, nato da un'incertezza di Vieria che aveva finito per perdere un pallone di semplice gestibilità, sembrando di evitare di collaborare al gioco per paura di commettere errori, che poi si sono ovviamente verificati a causa della più classica delle teorie sociologiche, ovvero quella della self-fulfilling prophecy.

Magicamente però, a partita ormai chiusa l'Inter è resuscitata, iniziando a giocare un calcio bello ed efficiente dando vita ad una prestazione sorprendente, al culmine della quale ha rischiato il pareggio in più di una occasione, non ultima un rigore non fischiato del quale a 72 ore dalla partita non si è ancora avuta notizia nè nota d'agenzia.

In pratica il signor Moratti ha confuso il timore di vincere dei nerazzurri con la volontà di accontentarsi di un pareggio, mentre il signor Mancini ha sottolineato la volontà della propria squadra di vincere, ammettendo di non esserci riuscita per motivi altri dall'approccio mentale alla partita. Naturalmente la paura di vincere è un approccio mentale inconscio che trapela nei fatti durante il gioco, ciò non toglie che la squadra fosse scesa in campo con la volontà di vincere, come da dettami tecnici del proprio allenatore.

Allora, se tutto è così semplice, qual è il motore primo di tale risultato? Quali sono i contorni che hanno determinato tale risultato?



Da una parte la società Inter, nella settimana precedente al derby, si era prodigata in proclami d'altri tempi, elevando tale partita a 'partita della vita' attraverso la quale in un colpo solo si sarebbe vinto scudetto e si sarebbe evitata al Milan la scocciatura della Champions League (visto che recentemente si è deciso, casualmente quando le coppe erano un miraggio, di pensare più al campionato che alla Champions League, esattamente come la volpe che non arriva all'uva). Proclami abbastanza fuori luogo, visto che la partita di cui sopra tutto era tranne che una partita decisiva, considerato che era una delle tre possibilità a disposizione per vincere lo scudetto, e non l'unica.

Dall'altra parte invece la società Milan che, pur trovandosi disperatamente all'ultima spiaggia per conquistare la Champions League e quindi evitare l'esodo dei propri campioni, ha aspettato in modo piuttosto tranquillo questo storico evento, prodigandosi al contrario dei cugini ad abbassare i toni e a tranquillizzare l'ambiente mediatico negando falsamente (così come per l'Inter falsamente era la 'partita della vita') la cruciale importanza della partita a venire.

In questo modo i giocatori del Milan sono entrati in campo tranquilli e convinti mentre quelli dell'Inter contratti e timorosi. Non a caso i secondi si sono sbloccati solo quando la partita era già chiusa e quindi sul 2 a 0, dopo essersi liberati del peso della 'partita della vita', dimostrando di essere superiori nonostante pochi fossero i titolari in campo e dimostrando anche di come in realtà la squadra sia superiore, ma la società nel suo insieme decisamente inferiore a quella dei rossoneri.

Purtroppo da quasi vent'anni la storia si ripete anche se di allenatori e giocatori per Appiano Gentile ne sono passati assai. Indovinate però cos'è che non è mai cambiato?

Insomma, l'Inter si è confermata provinciale almeno tanto quanto il suo presidente, sempre pronto ad attaccare l'unico allenatore che ha fatto vincere alla sua squadra qualcosa (una volta di più si è espresso subito dopo la partita, sproloquiando con commenti inappropriati), mentre il Milan si è confermata squadra vincente, così come lo è il suo capo maggiore che, a differenza di altri,

non perde un colpo e non sbaglia mai le proprie campagne elettorali!

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Friday, May 02, 2008

L'oracolo




"Nella storia, del resto, il controllo sociale diffuso è servito quasi sempre a legittimare regimi al potere o comunque a generare società chiuse e illiberali."



Questa frase viene riportata in un articolo scritto sul Corriere della Sera da Dario Di Vico che, tanto per non passare inosservato, scrive il suo illustre pensiero su una colonna titolata "Il Commento", così, per dire che la sua autorevolezza è legittimata non tanto da ciò che scrive, ma piuttosto da dove lo fa, appunto, in una colonna in cui il solito opinionista pedagogizza cattedralmente gli sprovveduti lettori in giacca e cravatta che camminano per Milano con il giornale sottobraccio.

Nell'articolo (sempre per chi non avesse voglia di leggerlo), si parla di come il sig.Visco abbia sbagliato a pubblicare i redditi degli italiani sul web, dando spago a quello'onda populista e demagogica che in questi ultimi anni ha invaso l'Italia.

Naturalmente, per convincere il lettore della veridicità di ciò che afferma, supporta la sua idea ciceronando con la frase di cui sopra, che letteralmente sembra essere inoffensiva, ma che in fondo nasconde un messaggio decisamente sinistro: "Io conosco la storia, sono uno che scrive Il Commento, siate certi che non mi sbaglio."

Il messaggio viene addirittura condito da quel "del resto" che, buttato lì quasi casualmente, diviene in quella posizione un'arma finissima, la prova provata dell'immensa conoscenza di chi scrive, il quale, mentre pronuncia sospirando quella brevissima frase, quasi ce lo immaginiamo grondande di sapienza agitare elegantemente un bicchierino di cognac d'annata e pensare: "Nella storia, del resto, come ben dovreste sapere tutti, cari lettori..."

Nonostante di seguito, però, disveli tutta la sua dichiarata ignoranza con quel "o comunque", con il quale allarga sapientemente il campo di azione della sua revisione storica e ritratta furbescamente la sua tesi con un'idea un pochino più diplomatica, nel caso in cui la sua analisi non fosse del tutto riscontrabile nella realtà.

Naturalmente quel breve, ma magnifico periodo, afferma una visione della realtà totalmente soggettiva e priva di alcuna rilevanza scientifica: l'esimio opinionista infatti, si dimentica di citare degli esempi essenziali senza specificare le latitudini spazio-temporali nelle quali questi fenomeni si siano realizzati (lungi da me il dire che ciò non possa essere accaduto).

Però, avrebbe potuto portare l'esempio della Finlandia, una nazione famosa nel mondo per essere chiusa e, soprattutto, illiberale. La Finlandia: una delle nazioni ai primi posti nelle classifiche mondiali nei campiseguenti, tanto per citarne alcuni (per chi non si fida, c'è Dio Google): produttività, libertà d'informazione, ricerca, innovazione, competitività, felicità dei giovani derivante dalla sicurezza per il proprio futuro, minor evasione fiscale ecc...

Tutte caratteristiche che la rendono inevitabilmente e in maniera assoluta illiberale.

Ebbene in Finlandia, ogni anno, i giornali locali pubblicano in ogni regione i redditi dei cittadini, e ironia della sorte, solo quelli dei cittadini più ricchi, in modo che tutti, ma proprio tutti, sappiano chi, come, dove e quando si arricchisce.

Breve parentesi: per il giornalista italiano che, ancora ironia della sorte, la pensa esattamente come Beppe Grillo, criticato fino a poco tempo prima, ciò è terribilmente ingiusto perchè fonte di "invidia sociale e all’emulazione di comportamenti viziosi". Ciò è vero per lui che ragiona in un certo modo, per un ubriacone finlandese è invece utilissimo sapere chi guadagna tanto, in modo da capire perchè quel dentista che ha ville e yacht non figuri nella lista dei ricconi delsuo paese, e di conseguenza rinunciare ad affidarsi ai suoi disonesti servizi. E pensare che persino le aziende più piccole, quando sono in ritardo anche in pagamenti irrisori, vengono sputtanate negli stessi giornali al pubblico ludibrio ed esposte in liste nere che bruciano fiducia e di conseguenza affari eventuali con partner che non se la sentono di rischiare una collaborazione con gente tanto inaffidabile.

Evidentemente l'eminentissimo sociologo Dario Di Vico non sa cosa sia il controllo sociale, e spara puttanate per difendere i propri interessi.

Conclusione: stavolta il Grillo parlante sbaglia a prendersela con Visco e si dimostra incoerente, soprattutto alla luce di tutte le battaglie fatte per la trasparenza, ma ha sempre ragione quando afferma che il giornalismo italiano è ai minimi storici e che ci sia bisogno di una rivolzione mediatica.

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